I quattro lati che perimetrano la pattumiera Falconaradi Massimo Marcelli Flori
In questi mesi ho sentito numerose volte, e da tanti, sostenere l’impianto complessivo e la validità del PEAR, la sua sostenibilità il suo rappresentare un efficace connubio tra sviluppo e ambiente. A volte certo, a guidare ed orientare i pareri, sono i termini stessi: ambiente, sostenibilità, salvaguardia, micro-impianti, vento, sole, insomma un ambientalismo quasi indotto. Un po’ come con la nascita del movimento dei verdi, il sole, la natura, i ruscelli incontaminati il cinguettio dei passerotti mangiando una mela senza pesticidi, in poche parole chi davvero vuole più smog, inquinamento e la mucca pazza? Altre volte invece c’è la consapevolezza dell’indispensabilità di questo strumento ma è una consapevolezza che non si ferma al domani, va oltre perché poggia su analisi di prospettiva che esulano dall’esclusivo quotidiano e anzi tentano di tenere insieme la sostenibilità di un progresso necessario. La positività e il sostegno al PEAR, consapevole o no, si ferma però di colpo quando investe “il mio cortile”. Già, NIMBY (per Not In My Back Yard, "Non nel mio cortile"). Il tentativo maldestro di fermare i parchi eolici (peraltro approvati e sostenuti dalle comunità locali) perché l’estetica della “pala” cozzerebbe con le siluette collinari (o con le discariche abusive?) rappresenta a tutto tondo la prima forma di incoerenza ambientale. (continua) |

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