Rifondazione Comunista

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"...la vicenda Scajola non è destinata ad incidere..."

Mi ha molto colpito una frase contenuta nell’articolo di Fabio Martini su La stampa di oggi dal titolo “PdL il timore del fine legislatura”. “… E nella maggioranza berlusconiana del Pdl circola ancora un’altra preoccupazione. Se ne è fatto portavoce, nella riunione del Direttivo Pdl il vicepresidente Osvaldo Napoli: «Attenzione perché nel nostro elettorato la vicenda Scajola non è destinata ad incidere, mentre la dissidenza di Fini sta lasciando il segno, la nostra gente non ci capisce»…”. Ecco quel passaggio: “nel nostro elettorato la vicenda Scajola non è destinata ad incidere”. Che significa? Perché? Se diamo per convincenti le parole del vicepresidente Napoli e non c’è ragione per non farlo, allora credo sia giusto riflettere sulle conseguenze dell’aver ormai introitato un metodo che non può però lasciare indifferenti. Insomma, senza entrare nel merito della vicenda che dai documenti pubblici che si possono leggere è chiara e difficilmente interpretabile ciò che colpisce è l’indifferenza se non proprio l’assuefazione rispetto alle prassi. Non colpisce e non stupisce più, l’irrompere della questione morale proprio perché la questione morale non è più centrale rispetto alle scelte. Sia chiaro non ne faccio una questione di parte, quanto piuttosto di approccio dell’elettore-cittadino alla vicenda, sembra quasi essere passati dall’irritazione pre-casta al disinteresse o alla disillusione che mai in fondo qualcosa possa cambiare davvero. Ma ci sono precise conseguenze, intanto il dilagare dell’astensionismo che non può non essere direttamente collegato alla rassegnazione del pretestuoso “cosi fan tutti”, poi il populismo che, proprio nel “cosi fan tutti”, trova la sua legittimazione e anzi autoalimenta il sentimento di antipolitica militante. Due facce sotto certi aspetti molto simili che però seppur da posizioni diverse ottengono il medesimo risultato quello di affossare la credibilità di una democrazia e contemporaneamente anche se inconsapevolmente promuovere derive plebiscitarie. Senza cadere nella retorica temporale di paragonare periodi cosi diversi ma se penso ad Enrico Berlinguer e Giorgio Almirante troviamo una classifica completamente differente dall’attuale perché pur con le contraddizioni e le incoerenze del caso, la tensione morale che nutriva la politica, ripeto pur con le sue storture che ci sono state e sempre ci saranno, rappresentava una sorta di pre-requisito quasi ovvio quasi implicito. Se solo pensiamo a quante volte leggiamo nei manifesti elettorali termini come: onestà e trasparenza ci rendiamo conto di come di implicito e scontato non c’è più nulla di come ciò che era un prerequisito, oggi è un optional ma la cosa peggiore è che se ha ragione il vicepresidente Napoli, l’onestà e la trasparenza sono oggi degli optional non perché non dovuti piuttosto, perché non richiesti. (chissà se riusciremo ad affrontare questo tema senza la solita e rituale sequela di insulti ed epiteti contrapposti?) MMF

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