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la Zanzara | |
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La lotta di classe in Italia |
di Dino GrecoDomenica abbiamo pubblicato, pressoché per intero, il testo di quello che viene spacciato per accordo e che in realtà è (come hanno osservato, fra gli altri, due ex segretari generali della Cgil e il più prestigioso leader che la Cisl abbia mai avuto) un editto imposto dalla Fiat, con il bastone sul tavolo, ai lavoratori dello stabilimento di Pomigliano. Abbiamo voluto riprodurlo tal quale, e non semplicemente riassumendone il contenuto, perché quella prosa, ossessivamente ripetitiva nel rimarcare i poteri arbitrari sussunti dall’azienda e le punizioni contemplate per i lavoratori o i sindacati dissenzienti, è di per se stessa un manifesto di inaudita arroganza padronale. Ve ne raccomandiamo la lettura. Si vedrà come forma e contenuto si rincorrano nel riplasmare - normativamente e stilisticamente - il quadro asimmetrico di relazioni dentro cui, nel futuro, si dovranno iscrivere i rapporti fra il management aziendale ed i lavoratori, fra il padrone e l’operaio, fra chi comanderà e chi dovrà soltanto - e silenziosamente - ubbidire. Eppure, malgrado l’assalto all’arma bianca scatenato contro la Fiom - con pochissime eccezioni - da organi di governo, partiti della maggioranza e dell’opposizione parlamentare, gli uomini di corso Marconi sono nervosi. La fiaccolata di sabato promossa ad imitazione della manifestazione con cui nel 1980 i quadri e gli impiegati dello stabilimento torinese spensero la lotta operaia contro i licenziamenti, si è risolta in un flop. Quello che doveva essere un rito propiziatorio, in vista dell’odierno referendum, non è andato bene. E la Fiat lo sa. Sa anche che essa potrà estorcere un consenso solo formale a persone che voteranno in condizioni di illibertà. Per questo non si fida. Ed ecco allora farsi strada, nella compagine aziendale, l’ipotesi inimmaginabile, la più spregiudicata e dirompente. Si costituirebbe una nuova società che rileverebbe lo stabilimento, i macchinari e, fra i dipendenti, solo quanti aderissero manifestamente ad un contratto aziendale coerente con la proposta Fiat. Insomma, una soluzione piratesca che fino a ieri avevamo visto praticare soltanto dai padroncini dei laboratori della subfornitura manifatturiera, i quali - con escamotage simili a questo - hanno tante volte cambiato nome e ragione sociale alla propria microimpresa, dalla sera alla mattina, lasciando per strada i lavoratori, per poi riassumerne una parte soltanto, liberandosi di tutti gli indesiderabili. Non sappiamo se la Fiat voglia davvero oltrepassare la soglia al di là della quale c’è spazio soltanto per la più barbara oppressione sociale. Certo è che le condizioni politiche che alimentano gli “spiriti animali” del capitalismo nostrano ci sono tutte. In primo luogo un governo indecente, che si schiera senza batter ciglio con un’azienda che, dopo aver beneficiato per decenni di finanziamenti pubblici, si appresta a chiudere lo stabilimento di Termini Imerese (sostenendo che in Sicilia si può produrre solo in perdita) e minaccia ora di cancellare anche quello di Pomigliano, nel caso in cui i lavoratori non si pieghino a subire condizioni servili; un governo che si genuflette davanti ad un atto di imperio che fa passare l’investimento industriale per una generosa concessione e non per un doveroso impegno verso la comunità operaia che ha fatto, per tre generazioni, le fortune di una famiglia imprenditoriale. Si vuole cancellare dalla memoria storica dei giovani lavoratori la consapevolezza che il padrone il lavoro non te lo dà, ma se lo prende. E che tu non gli devi nulla, se non le tue braccia e la tua onesta fatica, mentre è lui che deve tutto a te. Non avremmo mai pensato che a questi rudimenti dell’alfabeto sociale si sarebbe tornati. Ma a questo siamo. E del resto, come meravigliarsi, se fra gli uomini e le donne del Pd che avallano questa ecatombe di diritti tiene banco la cruciale discussione se sia il caso, fra loro, di chiamarsi ancora oppure no “compagni”. |
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fermiamo l'assuefazione |
di Massimo Marcelli Flori Si, sabato mattina ero al mare, al solito posto a Palombina qualche ora di sole prima che l’annunciata inclemenza del tempo costringesse tutti ad un precipitoso anche se pianificato rientro a casa. La tipica mattinata falconarese, i commenti sui mondiali di calcio e sull’assenza delle mezze stagioni, quattro salti sotto la rete del beach volley l’improbo tentativo di impedire a mio figlio di fare il bagno con la colazione ancora da digerire. Si dirà, tran tran quotidiano di una estate ormai solita, ormai tradizionale. Solito e tradizionale come il girovagare degli uomini carichi di fermacapelli, fazzoletti e bigiotteria tra gli ombrelloni variopinti e il dolciastro delle creme solari. A quel girovagare speranzoso e stanco mi sto abituando, una pericolosa assuefazione, quasi quegli uomini facessero legittimamente parte di un presepio estivo, come le alghe, le meduse, la puzza dell’API e le chiazze di catrame sulla battigia insomma di ciò che offre la nostra cittadina. So bene di poter essere smentito, ma non ricordo un solo negozio a Falconara vendere i medesimi oggetti proposti tra gli ombrelloni ecco perché mi pare difficile giustificare lo spopolamento del commercio in piazza Mazzini con l’incedere del commercio abusivo di collanine e braccialetti in riva al mare. Però l’immagine è tutto cosi ormai ci si abitua e piano piano si interiorizza la cultura dell’odio che qualche improvvisato burocrate cerca di veicolare sfruttando la cinica ricerca di un capro espiatorio per poter sfogare gli istinti più beceri. Questo ha rappresentato la “retata” organizzata dalla paura. La divisa (verde o blu non importa poi molto) gli scarponi, il potere, la forza che schiaccia, il pugno di ferro! Perché in fondo scorgere poveri cristi che corrono in riva al mare e stanarli dai loro turpi traffici illegali è già di per se una soddisfazione se poi questo avviene in sinergia tra le forze dell’ordine già, l’ordine, la sensazione di protezione avvolge ogni falconarese come un piumone caldo in pieno inverno. Mi si dirà la legge è la legge! Un po’ quello che hanno detto a Patrizia D’addario per non aver fatturato le prestazioni di palazzo Grazioli, la legge è la legge, anche una scopata va fatturata e sia chiaro con l’IVA al 20%, niente furbizie non si tratta di risparmio energetico. Era sabato e l’ingente spiegamento (senza retorica) con l’occupazione strategica dei sottopassi mi ha fatto tornare in mente i giorni di Genova anche lì sottopassi, anche lì ingenti spiegamenti, certo i furgoni sono carichi di centinaia di bandane e braccialetti, alcuni occhiali da sole e una pistola giocattolo che spara bolle di sapone ma l’illuminazione negli occhi è la stessa. In questa commedia surreale è stato coinvolto anche il corpo dei vigili urbani che, ne sono certo, ne avrebbe fatto volentieri a meno, un po’ perché non sono aguzzini, loro, un po’ perché se “straordinario” deve essere almeno servisse a qualcosa. Il resto lo ha fatto l’italica cultura del più forte. L’ormai ripetitivo comunicato stampa del comune sul quale diventa anche difficile ironizzare perché autoironico da solo, basta leggere: “È questa una delle più significative operazioni realizzate grazie alla sigla del “Protocollo sulla Sicurezza” per contrastare le irregolarità sulle nostre spiagge, al fine di garantire a tutta la cittadinanza ed ei turisti sicurezza e protezione”. Si, c’è scritto proprio protezione, varcati irrimediabilmente ma penso consapevolmente i confini del ridicolo. Ma non è tutto, la domenica successiva un quotidiano nazionale titola “BLITZ CONTRO I VU’ CUMPRA’” apoteosi, quando il lessico è un manifesto culturale. Sono uomini, signori giornalisti, UOMINI non VU’ CUMPRA’, uomini disperati, uomini che, come i piccoli montanelli della vallesina, vogliono bene ai loro figli alla loro famiglia alla quale spediscono i ricavato che resta di quei braccialetti e di quelle collanine (ovviamente tolta l’usura dei 400€ al mese per vivere in 10 in 60 metri quadrati), UOMINI che vivono in un paese ostile che li usa quando servono e li caccia quando logori, UOMINI che a Falconara rappresentano l’odiata trasposizione della britannica caccia alla volpe. Non si può restare inermi, non si può attendere che l’assuefazione prenda il sopravvento ed elimini dalla nostra anima anche quel barlume di umanità che c’è rimasto, se c’è rimasto. Ma cattolicissimo Brandoni, si, quello del crocefisso in tutte le stanze del comune ha mai letto il vangelo che proprio quel Cristo predicava? “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” sai che significa Goffredo? Hai visto gli occhi di quegli uomini? Li hai visti? E allora te lo auguro di cuore, ti auguro di essere trattato cosi, ti auguro di dover scappare in burkina faso per vendere gli adorati ciondoli raffiguranti il cavallo alato dell’API e ti auguro di ottenere lo stesso trattamento che con insospettabile sadismo e penso autocompiacimento (altrimenti non firmeresti quegli incredibili comunicati stampa) stai riservando a chi chiede aiuto. In questa Falconara ormai stuprata nella sua cultura e nella sua indole solidale dove accoglienza e solidarietà hanno guidato anche i periodi più bui dell’arrivismo e della cementificazione, sono certo che qualcuno avrà plaudito alla prova di forza, a quello scarpone che schiaccia la formica, magari proprio quel commerciante che si lamentava della presenza delle badanti straniere in piazza Mazzini perché dopo aver “doverosamente” pulito il culo agli anziani falconaresi mentre i figli se ne stanno al mare non avevano nemmeno il diritto di parlare tra loro e pensa te, addirittura in piazza! Sono certo che vista l’ottusità ripetutamente dimostrata, le mie confuse parole verranno lette come l’attacco politico dei comunisti per vincere le elezioni, questo è pateticamente normale e in fondo non mi aspetto altro, forse invece egoisticamente rappresentano quel tavor indispensabile anche se non sufficiente a non far prevalere la rabbia ad evitare che il disgusto e lo schifo che provo si trasformi in altro. |
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"mignottocrazia" |
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E nel terzo millennio Marx resuscitò |
di Angelo D'orsi (da "il Fatto Quotidiano")È davvero bizzarra la vicenda del comunismo, oscillante fra timore e ripulsa, fra forzato oblio e ricorrente presenza, reale o immaginaria. Fin dalla sua nascita, si sa, la bandiera rossa, presto ornata dei simboli del lavoro operaio e contadino – insomma, la falce e il martello – ha suscitato terrore, o addirittura raccapriccio. “Uno spettro si aggira per l’Europa”, esordiva il Manifesto di Marx ed Engels, che appariva – guarda le combinazioni! – nel fatidico 1848, mentre la rivoluzione incendiava il continente. Eppure, mentre da allora in poi le classi dominanti e i loro ideologi mettevano in guardia contro il pericolo rosso, e periodicamente si spingevano ad eccitare l’opinione pubblica moderata, agitando quel terrificante spettro, ed enumerando le catastrofi che i comunisti avrebbero provocato ove fossero giunti al potere; dal canto loro, altri ideologi, si premuravano di decretare il carattere, di volta in volta, germanico, ebraico, massonico, o addirittura “asiatico” del comunismo, e dunque a sentenziare la sua impossibilità di penetrare nei contesti euromediterranei. (continua) |
boicottiamo Israele |
Non vi sono parole a sufficienza per definire l’attacco della marina israeliana contro la nave di pacifisti diretta a Gaza. Criminale, brutale, vergognoso. Inaudito. Un atto criminale, di terrorismo di stato. Non esistono giustificazioni per un’aggressione senza precedenti. Al momento in cui scriviamo non sappiamo con esattezza quante e chi siano le vittime, a cui esprimiamo tutto il nostro cordoglio. Il bilancio ufficiale dice 10, oltre ad un numero imprecisato di feriti. La censura ferrea dei militari israeliani impedisce di conoscere i dettagli del sanguinoso attacco. Trapelano solo le loro veline tese ad avvalorare tesi insostenibili. Difficile capire il perché di una decisione cosi disumana, oltre che avventata politicamente, come quella di aprire il fuoco su civili di una missione umanitaria. Con questa azione Israele rimarrà ancora più isolata, compromettendo seriamente le sue relazioni con la Turchia. Aiuta il ravvicinamento della potenza turca con i vicini Iran e Siria, e il disegno della leadership di Ankara di allentare i legami storici del suo paese con Israele, legami garantiti dalla casta militare con cui il governo Erdogan ha in corso un difficile braccio di ferro. Una Turchia, che, vale la pena ricordarlo, si fa paladina del popolo palestinese mentre continua a massacrare quello kurdo.Tutto il mondo arabo (ma non solo) è scosso da manifestazioni popolari di protesta. Si apre quindi uno scenario incerto, terribile, di nuove e antiche tensioni nel Medio Oriente, che potrebbe facilmente precipitare. Tutta la comunità internazionale sta condannando l’attacco, con naturalmente toni diversi, ma anche significative eccezioni. Quelle del governo italiano, che non va oltre la deplorazione e il doveroso lutto per le vittime civili. Quelle del governo Usa, che al momento non va oltre un generico rammarico ed una esortazione a circoscrivere e fare piena luce su quanto accaduto. Gli Usa si trovano di fronte al rischio di veder saltare il loro sistema di alleanze nella regione. Il processo di pace, già fermo e morto da tempo, ma tenuto vivo solo attraverso colloqui indiretti voluti dagli Usa nonostante già destinati al fallimento, risulta definitivamente compromesso. Non esistono giustificazioni plausibili, meno che meno quelle fantasiose che Barak, il laburista ministro della difesa israeliano, protagonista già di piombo fuso e del massacro della Striscia di Gaza, sta cercando di usare per addebitare alle vittime la responsabilità dell’accaduto. Che lui lo faccia, anche se scandaloso, non ci meraviglia. Molto meno che a sposarne la tesi siano anche esponenti del governo italiano. Il sottosegretario Alfredo Mantica definisce la missione umanitaria una «volontaria provocazione». Lo stesso fa la vice presidente della commissione esteri della camera Fiamma Nirestein. Il ministro degli esteri Frattini si augura che non si interrompano i negoziati di pace. Qualcuno lo avverta che sono belli che interrotti, fermi e bloccati, i negoziati. Per volontà di Israele e del suo amico Bibi Netanyau, che continua a costruire colonie ed insediamenti, il muro dell’apartheid, come del resto hanno fatto tutti i suoi predecessori da Oslo in poi, seguendo il principio di prendere più terra possibile, per lasciare il nulla, o al massimo una groviera di città divise fra loro, ai palestinesi. Oggi è il momento dello sdegno, della protesta, della giusta e sacrosanta indignazione. Ma è anche il momento di affermare con più forza l’assoluta necessità di rilanciare il movimento di solidarietà e per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Una questione aperta da sessanta anni e che se non risolta aprirà nuove e più laceranti ferite fra nord e sud del Mediterraneo. Israele va messa di fronte alle sue responsabilità politiche e storiche. E per farlo non serve l’atteggiamento consolatorio, complice, o di sudditanza come quello ad esempio del nostro governo (come anche di parte dell’opposizione parlamentare), che si fregia di essere il miglior amico di Israele in Europa. Serve, all’opposto, dimostrare un’univoca volontà politica di non tollerare più gli abusi, le violazioni del diritto internazionale che in nome dello stato di necessità vengono sistematicamente tollerate. Non basteranno dichiarazioni. Lo sosteniamo da tempo, lo ripetiamo con insistenza oggi. L’Unione Europea e i suoi governi sospendano tutti i trattati di cooperazione economica, militare e commerciale con Israele. Lo stesso facciano l’Italia e la comunità internazionale, Usa compresi. Altrimenti nulla cambierà nella politica israeliana. Non basteranno commissioni d’inchiesta, pur necessarie. Abbiamo visto quale fine abbia fatto il rapporto Goldstone sui crimini di guerra a Gaza: ignorato. |
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perequazione e speculazione non sono sinonimi! |
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In urbanistica rientrano in un concetto ampio di Perequazione i vari meccanismi di distribuzione dei diritti edificatori tra i proprietari. È definita come l'attribuzione di un valore edificatorio uniforme a tutte le proprietà che possono concorrere alla trasformazione urbanistica di uno o più ambiti del territorio, prescindendo dall’effettiva localizzazione della capacità edificatoria sulle singole proprietà e dalla imposizione di vincoli di inedificabilità ai fini di dotazione di spazi da riservare alle opere collettive. La '''speculazione edilizia''' è una manovra che vuole lucrare sull'andamento de Bene immobile, con l’acquisto e la vendita di terreni ed edifici in fasi successive. Essa riguarda l'acquisto e la successiva vendita di beni immobili con il fine specifico di guadagnare tra il costo di acquisto ed il prezzo di vendita. |
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"...la vicenda Scajola non è destinata ad incidere..." |
Mi ha molto colpito una frase contenuta nell’articolo di Fabio Martini su La stampa di oggi dal titolo “PdL il timore del fine legislatura”. “… E nella maggioranza berlusconiana del Pdl circola ancora un’altra preoccupazione. Se ne è fatto portavoce, nella riunione del Direttivo Pdl il vicepresidente Osvaldo Napoli: «Attenzione perché nel nostro elettorato la vicenda Scajola non è destinata ad incidere, mentre la dissidenza di Fini sta lasciando il segno, la nostra gente non ci capisce»…”. Ecco quel passaggio: “nel nostro elettorato la vicenda Scajola non è destinata ad incidere”. Che significa? Perché? Se diamo per convincenti le parole del vicepresidente Napoli e non c’è ragione per non farlo, allora credo sia giusto riflettere sulle conseguenze dell’aver ormai introitato un metodo che non può però lasciare indifferenti. Insomma, senza entrare nel merito della vicenda che dai documenti pubblici che si possono leggere è chiara e difficilmente interpretabile ciò che colpisce è l’indifferenza se non proprio l’assuefazione rispetto alle prassi. Non colpisce e non stupisce più, l’irrompere della questione morale proprio perché la questione morale non è più centrale rispetto alle scelte. Sia chiaro non ne faccio una questione di parte, quanto piuttosto di approccio dell’elettore-cittadino alla vicenda, sembra quasi essere passati dall’irritazione pre-casta al disinteresse o alla disillusione che mai in fondo qualcosa possa cambiare davvero. Ma ci sono precise conseguenze, intanto il dilagare dell’astensionismo che non può non essere direttamente collegato alla rassegnazione del pretestuoso “cosi fan tutti”, poi il populismo che, proprio nel “cosi fan tutti”, trova la sua legittimazione e anzi autoalimenta il sentimento di antipolitica militante. Due facce sotto certi aspetti molto simili che però seppur da posizioni diverse ottengono il medesimo risultato quello di affossare la credibilità di una democrazia e contemporaneamente anche se inconsapevolmente promuovere derive plebiscitarie. Senza cadere nella retorica temporale di paragonare periodi cosi diversi ma se penso ad Enrico Berlinguer e Giorgio Almirante troviamo una classifica completamente differente dall’attuale perché pur con le contraddizioni e le incoerenze del caso, la tensione morale che nutriva la politica, ripeto pur con le sue storture che ci sono state e sempre ci saranno, rappresentava una sorta di pre-requisito quasi ovvio quasi implicito. Se solo pensiamo a quante volte leggiamo nei manifesti elettorali termini come: onestà e trasparenza ci rendiamo conto di come di implicito e scontato non c’è più nulla di come ciò che era un prerequisito, oggi è un optional ma la cosa peggiore è che se ha ragione il vicepresidente Napoli, l’onestà e la trasparenza sono oggi degli optional non perché non dovuti piuttosto, perché non richiesti. (chissà se riusciremo ad affrontare questo tema senza la solita e rituale sequela di insulti ed epiteti contrapposti?) MMF |
da CSA Kontatto: Dichiarazione di Resistenza verso Goffredo Brandoni e la sua giunta |
![]() Abbiamo collettivamente deciso di non assistere da spettatori a questo consiglio comunale, ruolo che vi piacerebbe imporci, perchè da tempo abbiamo scelto di vivere le nostre vite da protagonisti, che si sporcano le mani davvero per quello che credono, magari anche accettando il rischio dell'errore, ma senza mai chinare la testa, accettare diktat o ultimatum da chicchessia, oppure obbedire senza ragionare, discutere, confliggere. Ma non assistiamo da spettatori anche perchè non riconosciamo più questo luogo, in questo preciso momento, come il luogo della democrazia, benchè “solo” rappresentativa. Questa non è una asserzione ideologica né prevenuta, bensì una constatazione di fatto. Nel senso che non siamo preventivamente contrari e antagonisti ai processi della rappresentanza, al rispetto del voto e della decisione emanata da chi ne ha facoltà e diritto. La democrazia rappresentativa è “cosa buona” (benchè non sostituisce mai quella, migliore, diretta e partecipata...) quando resta legata, immanente e aperta al confronto con i movimenti della società che la esprimono e la orientano di volta in volta, e mai il contrario. Questo per noi è il bello, autentico, della democrazia. Il nostro modo di fare comunità, cultura, movimento, e a volte anche politica, segue questo parametro essenzialmente e assolutamente democratico. Oggi, e da qualche anno, a Falconara, non è più così. (continua) |
riflessioni |
riceviamo e pubblichiamo
“Chi scrive è uno studente universitario di 27 anni che si professa filocomunista. Ma che domenica, al momento fatidico, ha posto una croce su Alberto da Giussano. Perchè ho votato Lega se sono filocomunista? Per diversi motivi: tanto per cominciare, un partito comunista in Italia NON C’E’. Ci sono tanti partitelli bellicosi e fastidiosi che non andranno mai da nessuna parte, invece che UN singolo partito della falce e martello. Poi, quando dico di essere filocomunista, intendo dire che credo nell’ideale economico, nella lotta di classe, NON nelle tante battaglie post-sessantottine che sembrano essere diventate la principale preoccupazione della sinistra di oggi (esempio: non me ne vogliano gli omosessuali, cui va tutta la mia sincera solidarietà, ma preoccuparsi delle unioni di fatto oggi è come preoccuparsi di raddrizzare i quadri durante un terremoto…). Infine, la questione immigrati: il razzismo è sbagliato, ma anche il suo opposto lo è, e c’è poco da fare i buonisti amici di tutti, quando ti arriva un campo nomadi vicino a dove abiti e, guarda caso, in un mese vieni derubato quattro volte. O quando il tuo collega rumeno ti dice che gli italiani sono schiene dritte (falso, io mi sono sempre fatto il mazzo, me lo faccio tutt’ora, e ne conosco tanti altri come me). A cantare le lodi della società multiculturale son buoni tutti, ma provate a scoprire come la pensa chi si trova a “godere” in prima persona di questi “benefici”. Provate a scendere dai vostri salotti nei quartieri popolari, nelle periferie, nelle FABBRICHE dannazione. Il razzismo è sbagliato, ma anche il voler tapparsi gli occhi davanti a un problema reale è sbagliato. Ora lapidatemi, datemi del razzista, del servo del padrone, dell’ignorante. So che molti di voi lo faranno. Ma se c’è qualcuno di mente aperta che ha DAVVERO a cuore l’interesse del Paese, qualcuno che le elezioni ogni tanto vorrebbe vincerle e che non si accontenta di essere un bellissimo perdente, ecco, io mi rivolgo a quel qualcuno: pesa le mie parole, vienimi incontro. Fammi sentire la tua presenza nelle fabbriche. Fammi sentire capito, non criticato e messo dietro la lavagna, quando ti parlo del mio disagio con il rom che viene a rubarmi in casa. Fammi sentire che non ci sono soltanto i matrimoni gay e il diritto di voto agli immigrati, ma che ci sono anch’io, povero signor Rossi qualunque, che ha l’unica colpa di non appartenere a nessuna minoranza etnica, sessuale o religiosa, e che di conseguenza viene sistematicamente ignorato da quello che una volta era il partito dei lavoratori. Credimi, siamo in tanti a pensarla così.” |
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safari a Falconara |
Ho letto tra l'incredulo e il rassegnato un delirante comunicato stampa spedito dal comune di Falconara, lo allego qui sotto (non ho resistito ad aggiungerci dell’ironia che è l’unico modo che istintivamente ho trovato per placare la rabbia).D’accordo che chi scrive esegue, una sorta di manovale del calamaio, ma a scuola mi hanno insegnato che poi bisogna rileggere, bisogna verificare se esistono errori se si sono scritte sciocchezze, penso che tutto ciò sia stato fatto, quindi ciò che è scritto è davvero ciò che si voleva scrivere!
Ma come si può essere cosi profondamente ipocriti da affermare: “E’ intollerabile che nel XXI secolo ci siano ancora delle persone costrette a bivaccare in tali condizioni igienico-sanitarie” e contemporaneamente praticare un safari cittadino nei confronti degli stessi con tanto di inseguimento?
Ma cosa pensa un uomo quando vede che degli esseri umani dormono sui cartoni davanti alla Caritas? Crede che si stiano preparando ad una sfilata demodé?
Mi piacerebbe sapere cosa pensano i frati, coloro che dell’accoglienza e della solidarietà fanno ragioni di vita.
Massimo Marcelli Flori
comunicato stampa Comune di Falconara Marittima da www.vivereancona.it "Proseguono i controlli antibivacco della Polizia Municipale: identificati ed allontanati prima dell’alba 18 cittadini romeni che dormivano all’addiaccio. In attuazione dell’Ordinanza N. 46 del 15/05/2009, che dispone dalle 00.00 alle ore 06.00 di ogni giorno, il divieto di accesso alle persone nei parchi falconaresi, adottata per contrastare il fenomeno dei bivacchi nei parchi e nei luoghi pubblici, e a seguito delle numerose segnalazioni dei cittadini, il Sindaco Goffredo Brandoni ha predisposto una serie di controlli molto accurati, che vengono svolti periodicamente su tutto il territorio comunale. Tali condotte, sottolineate come già detto da ripetute lamentele dei residenti, rappresentano infatti gravi condizionamenti per la qualità della vita di cui gli abitanti devono godere, soprattutto in orario serale e notturno, e determinano pertanto un’evidente lesione anche dei fondamentali diritti alla salute, alla pubblica quiete e al riposo notturno. In particolare ieri mattina molto prima dell’alba (intorno alle 5,20), nel corso delle operazioni di controllo, una pattuglia delle Polizia Municipale del Comando falconarese ha proceduto ad una verifica nella zona del parcheggio di piazza Sant’Antonio. E’ stata rilevata la presenza di diverse persone, tutte di nazionalità romena (perché se erano italiani potevano stare?), che si erano sistemate su giacigli di cartone e stracci per passare la notte. Nel dettaglio quattro persone di età compresa tra 46 e 37 anni si erano sistemate sul ballatoio all’ingresso degli uffici Caritas. (non si riesce davvero a capire perché con la presenza in città di numerosi alberghi, questi provocatori decidano di dormire proprio sui cartoni e per giunta davanti alla Caritas, se volevano fare colazione potevano andare al bar) Altre otto invece, di età compresa tra i 37 e i 19 anni si erano ‘accampati’ sullo spiazzo dove è collocata la statua del Santo. Le persone controllate, dopo un primo rifiuto di fornire le proprie generalità, sono state invitate a fornire i documenti per l’identificazione e a togliere i giacigli (e trasferirsi appunto in albergo) Nonostante qualche protesta (davvero immotivata…) il controllo è terminato intorno alle 5,50. Nel corso delle verifiche gli agenti della Polizia Municipale hanno anche notato che le persone che si erano viste all’interno dei Giardini Giovanni XXIII si erano allontanate sottraendosi al controllo. Anche per questo sono proseguite le verifiche fino in piazza Mazzini. Proprio lì, intorno alle ore 6,15, di fronte al Centro Pergoli è stato controllato un gruppo di sei persone, risultate essere anch’esse tutte di nazionalità romena e di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Nel corso del controllo le persone hanno riferito di aver passato la notte proprio presso i giardini della Chiesa dei Frati. “E’ mia ferma intenzione debellare una pratica da cui conseguono, oltre che un degrado inaccettabile per questa città, possibili criticità riguardanti l’ordine pubblico e la sicurezza – spiega il Sindaco Goffredo Brandoni –. E’ intollerabile che nel XXI secolo ci siano ancora delle persone costrette a bivaccare in tali condizioni igienico-sanitarie (apoteosi) e nel contempo non posso accettare che i miei concittadini siano costretti a sopportare situazioni di così alto degrado, che inevitabilmente generano una sensazione di insicurezza. Pertanto metterò in atto tutte le misure possibili per arginare questo fenomeno, anche perché si va verso una situazione climatica che indubbiamente favorirà l’incrementarsi di queste situazioni”. (in poche parole finché è freddo c’è la speranza dell’assideramento fai da te, ma quando arriva la primavera sono costretto ad ordinare il napalm) |
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a tutto c'è un limite, o no? |
“Noi siamo la sinistra che si oppone alla prepotenza e all’ingiustizia non solo con parole ferme, ma soprattutto con gesti, scelte, atti concreti”Emanuele LODOLINI (segretario provinciale PD Ancona)
Va bene gli obblighi di rappresentanza, comprensibile l’esigenza di chiudere la stalla prima che i buoi siano scappati tutti, altrettanto ovvio il bisogno di programmare a tappe un riposizionamento politico, ma affermazioni del genere se non fossero reali apparterrebbero con buon diritto al migliore cabaret di zelig. Certo c’è bisogno di cerchiobottismo un piede di qua e uno di là, non lasciare nulla di intentato, lasciare invece il sipario mezzo aperto o mezzo chiuso nella pretesa di non far capire. Però a tutto c’è davvero un limite anche alla spudoratezza. Ma come può l’autorevole rappresentante del PD affermare “noi siamo la sinistra” senza aggiungerci quel pizzico di vergogna, quel rossore fanciullesco dettato dalla consapevolezza della bugia dall’essere stato colto con le dita nella nutella? Viviamo in un periodo dove tutto è il contrario di tutto, dove costituzionalità e incostituzionalità diventano sinonimi dove l’imperativo “vincère” (e vinceremo…) rappresenta il fine a prescindere dai mezzi e dove quindi è assolutamente legittimo essere camaleontici, in fondo, il popolo è bue. Fu certamente più coerente il buon Veltroni quando nell’arco di dieci giorni affermò ovunque e ossessivamente come lui comunista non lo fosse mai stato e lasciamo stare per favore la storia della militanza del P.C.I. che importanza può avere? Ciò che conta è la ricostruzione di una verginità. Ma siamo in piena campagna elettorale, può forse dire Lodolini che il PD non è una forza di sinistra e che anzi si allea con il centro proprio per questa ragione? E può essere intellettualmente onesto nell’affermare di aver sostenuto, “con gesti, scelte, atti concreti” la discriminazione nei confronti delle forze politiche della sinistra? Certo che no! In fondo è questo il trasformismo fare una cosa e teorizzarne un’altra il tutto ovviamente ben lontano dal merito e dal confronto diretto. Ecco già che ci siamo, perché Emanuele non ci confrontiamo pubblicamente, perché non confrontiamo la verità in pubblico anziché con veline giornalistiche e frasi ad effetto, perché non spieghi non nelle sedi di partito ma nelle piazze per quale ragione il PD è una forza di sinistra e l’alleanza con l’UDC è una alleanza di centro-sinistra e soprattutto perché non spieghi agli elettori e alle elettrici il perché contrariamente a Veltroni continui mascherare una realtà della quale sotto sotto sono sicuro ti vergogni un po’?
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Care pirla e cari pirla... |
![]() di Marco Travaglio (da AnteFatto il blog de Il Fatto Quotidiano)
Care pirla e cari pirla che avete consumato diottrie a studiarvi le norme elettorali fino all’ultimo codicillo in corpo 2, avete consumato scarpe andando in giro a raccogliere firme regolari, vi siete congelati stazionando per ore ai banchetti per convincere i passanti a sottoscrivere le liste, avete rinunciato al tempo libero per inseguire gli autenticatori in capo al mondo e vi siete svegliati alle tre del mattino per presentarvi per tempo agli uffici elettorali, questo discorso a reti unificate è dedicato a voi imbecilli ancora convinti di vivere in uno Stato di diritto, in una democrazia fondata su elezioni regolari, cioè conformi alle leggi vigenti. Spiacente di informarvi, casomai non ve ne foste ancora accorti, che viviamo in un regime fondato sulla legge del più ricco e del più forte, di chi grida e minaccia di più. Una legge che varia a seconda delle esigenze del più prepotente. Se, puta caso, costui viola la legge, non ha sbagliato lui: è sbagliata la legge, che viene cambiata su due piedi. Se poi, puta caso, la Costituzione non lo consente, non è sbagliata la nuova legge: è sbagliata la Costituzione. Che si può cambiare come un calzino sporco. Se penso che da cinquant’anni mi chiamano “il figlio del re” per la mia somiglianza con Umberto II, mi scompiscio. Hanno sbagliato re: io sono l’erede di Vittorio Emanuele III, quello che nel 1922 non mosse un dito contro la marcia su Roma e nel 1943 se ne fuggì a Brindisi. Sempre di notte. Infatti quando ho firmato il decreto salva-Banana? Di notte. Del resto chi sono io per respingere una legge con messaggio motivato alle Camere come previsto dall’articolo 74 della Costituzione? Mica sono il garante della Costituzione. L’ho già detto per lo scudo fiscale: se non firmo, quelli mi rimandano indietro la stessa legge e poi devo firmarla comunque. Tanto vale farlo subito. A chi mi prospetta le dimissioni, rispondo che non conosco questa parola: sono in Parlamento dal 1953, figuriamoci. E in vita mia ho fatto ben di peggio che firmare leggi illegali: ho plaudito all’invasione sovietica dell’Ungheria, ho attaccato Berlinguer che evocava la questione morale, ero amico di Craxi, ho scritto pure alla vedova che il marito corrotto era un perseguitato. Conosco l’obiezione: non c’è elezione senza qualche lista esclusa per ritardi o irregolarità. In Molise nel 2000 aveva vinto la sinistra con Giovanni Di Stasi, poi la destra di Michele Iorio fece ricorso contro alcune liste irregolari, Tar e Consiglio di Stato lo accolsero, si rifecero le elezioni e vinse Iorio che ancora governa. E il governo D’Alema non ci pensò neppure di fare un decreto per legalizzare le illegalità: peggio per lui, poi dicono che è intelligente. Del resto al Quirinale c’era ancora Ciampi, mica io. Due anni fa invece c’ero già io, quando alle Provinciali in Trentino venne esclusa, dopo i ricorsi di Lega e Pdl, la lista Udc alleata della sinistra. Nemmeno allora l’Unione pensò di salvare l’alleato con un decreto interpretativo: peggio per loro, pirla.Ecco, care pirla e cari pirla: la prossima volta, anziché prendere sul serio la legge e rischiare l’assideramento per raccogliere le firme e presentarle in tempo utile, fate come me: statevene a casetta vostra davanti al caminetto, con la vestaglia di lana e le babbucce di velluto. Poi fate come i bananieri: all’ultima ora dell’ultimo giorno vi presentate in Corte d’Appello con le firme tarocche di Romolo Augustolo, George Clooney, Giovanni Rana e soprattutto Gambadilegno, magari vi fate pure un panino e una pennica per non arrivare proprio in orario, poi minacciate la marcia su Roma, portate in piazza una dozzina di esaltati, mi urlate “buh” sotto le finestre del Quirinale, mi fate sparare dai vostri giornali e io vi firmo la qualsiasi. Anche la lista della spesa, il menu del ristorante, la ricevuta del parrucchiere, lo scontrino dell’intimissimo. Tanto Santoro l’hanno chiuso e per un mese non rompe con le sue notizie: fa tutto Minzolini, che sta dalla parte del Banana, cioè dalla mia. Statemi allegri. Il vostro presidente della Repubblica. Vostro, si fa per dire. |
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l'equazione |
riceviamo e pubblichiamo
Leggo oggi sul corriere adriatico che Piero Donati che è oggi consigliere comunale dell'UDC a Falconara che sostiene Brandoni (PdL), sarà candidato alle elezioni Regionali sostenendo Spacca (PD), quindi se verrà eletto sarà consigliere regionale con il PD e consigliere comunale con il PdL !
Quindi, se DONATI:SPACCA=DONATI:BRANDONI allora possiamo dire che DONATI:PD=DONATI:PdL quindi ancora, visto che Donati è sempre lui, PD=PdL è giusto? |
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tesseramento 2010 |
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Compila online la richiesta di adesione al Partito della Rifondazione Comunista
Essendo al corrente della normativa sull'utilizzo dei dati personali ai sensi dell'art. 10 della L. 675/96, acconsento al loro trattamento nella misura necessaria per il perseguimento degli scopi statutari (leggi lo statuto). Cara/o campagna/o, anche quest’anno prende il via la campagna di tesseramento al Partito per l’anno 2010! In tempi ragionevolmente brevi (entro maggio), dovremmo concludere il rinnovo delle iscrizioni dell’anno precedente, mentre la restante parte dell’anno verrà utilizzata per il reclutamento di nuovi compagni [continua] Il Responsabile del tesseramento Maurizio Amagliani
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In fondo grazie pal-miro… |
L’esito finale dell’estenuante tira e molla messo in scena dall’esponente di Colbordolo merita senza dubbio una riflessione, in parte per come esso è maturato ossia nell’analisi dei vari passaggi e in parte per l’orizzonte che delinea. Intanto si è alzato il sipario sul grande inganno partito dalle primarie interne del PD. Le numerose affermazioni di Bersani durante la campagna delle primarie avevano alimentato illusioni anche in una parte del corpo militante della sinistra che leggevano nella contesa ds-margherita (Bersani-Franceschini) la possibilità concreta di uno spostamento a sinistra del PD nello sviluppo di una linea flebilmente socialdemocratica. Bersani ha poi vinto le primarie e immediatamente sconfessato con i fatti le affermazioni servite per vincere declinando una linea politica inizialmente ondivaga poi inesorabilmente ancorata al 2013 nello spostamento dell’asse politico sul versante del moderatismo utilitaristico del fine che giustifica i mezzi. Ma un partito che sposta il baricentro deve avere una regia che uniformi tattica e strategia e qui entra la cavia Marche. Perché se è vero che tutto sommato poco dice la sperimentazione in Veneto con la logica del niente da perdere altra valenza essa assume nelle Marche dove sperimentare implica ristrutturare e per ristrutturare, l’edilizia insegna, occorre demolire per ricostruire. E qui entra in scena “pal-miro” che, piccone alla mano, comincia a colpire con quotidianità e sistematicità ciò che in quindici anni la sintesi democratica aveva costruito. La demolizione si porta dietro inevitabili contraddizioni, un po’ come i calcinacci che ti schizzano addosso, ma per “pal-miro” contraddirsi diviene dazio necessario che spesso lambisce il ridicolo come quando per provocare una reazione virulenta, che saggiamente non arriva, definisce la sinistra comunista come “reperti archeologici del 400 a.c.” dimenticando di confrontarsi con l’ufficio anagrafe di Colbordolo che gli assegna un nome che declina già di per se una storia che se non è archeologica….. Quando la demolizione non ottiene gli effetti sperati, cioè quando la provocazione non sortisce la reazione uguale e contraria che motiverebbe l’addio, allora occorre costruire il pretesto, l’alibi, la giustificazione preventiva e qui vengono i problemi, perché se condividi e sottoscrivi un programma comune, come le forze politiche del centro sinistra hanno fatto, devi attaccarti ad altro. E torna in scena la falce e il martello con aut aut del tipo o cambiate simbolo o arrivederci… Certo è semplice per uno che ha depositato ormai da tempo la richiesta di cambiare nome (da Palmiro ad Alcìde) pretendere dagli altri di spogliarsi dei propri ideali dei propri valori e ovviamente dei propri simboli e ciò nonostante nulla, anche questa provocazione non attacca, stì stronzi di comunisti… Allora che fare? Semplice si fa una bella conferenza stampa nella quale con l’indice in perenne movimento si comincia: tu si, tu no tu forse, come quei caporali di Villa Literno che la mattina presto “selezionano” la forza lavoro. Le Marche diventano un “laboratorio” di costanti vivisezioni, Bersani l’ha deciso Ucchielli l’ha fatto. Eppure sono grato a “pal-miro” perché è riuscito in ciò in cui tanti, tantissimi avevano fallito. Sono entrato in RC nel 1994 e da allora ho assistito ad una serie innumerevole di lacerazioni, distinguo e divisioni che immancabilmente avevano come epilogo l’ennesima scissione a sinistra, una logica autolesionista un percorso quasi rituale. E oggi “Miro” con l’obiettivo dichiarato di distruggere la sinistra ottiene l’esatto contrario la ricompone! Se solo avessi immaginato nel 1994 le virtù taumaturgiche dell’ex sindaco di Corbordolo se solo avessi saputo della sua capacità nel lavorare in una direzione ottenendo di riflesso l’esatto contrario oggi la sinistra marchigiana avrebbe forse il 51%! Ecco perché lo ringrazio davvero. Quanta chiarezza in un sol colpo: tolta la maschera, il PD si autodefinisce definitivamente partito di centro (e con questo finalmente finisce l’ipocrisia di chiamarsi compagni) l’UDC con i piedi in due staffe anzi in tutte le staffe esibisce il prezziario da “escort” della politica (per chiarezza sarebbe più giusto usare il termine puttana) e la sinistra si ricompone in una coalizione, sporchi, cattivi, reperti archeologici ma vivaddio finalmente insieme perché con una metafora di indubbia efficacia come ha detto un caro compagno, quando mischi la merda con la panna difficilmente la merda saprà di panna, più facilmente la panna acquisirà quell’odorino acre…..
Massimo Marcelli Flori |
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“solo gli stupidi non cambiano mai idea”, sarà… |
La decisione unilaterale di rompere l’alleanza di centro-sinistra in Regione da parte del Partito Democratico riassume in sintesi una declinazione di linea politica chiara e non interpretabile. Una linea politica che non condivido e che penso rappresenti, proprio perché sfacciata, il manifesto politico rappresentativo della definitiva mutazione e collocazione dell’allora PdS. Ma non è di questo che vorrei parlare, ci sarà tempo e modo per compiere un’analisi di prospettiva sugli scenari definiti (e non da un punto di vista elettorale-amministrativo) piuttosto ciò che davvero mi ha colpito è l’assordante silenzio non tanto del Pd quanto di alcuni suoi esponenti a Falconara. E’ assolutamente legittimo cambiare linea politica e penso che ciò debba essere insindacabile da fuori, come è legittimo sposare contenuti e proposte nuove, come ancora porre il “vincere” come obiettivo prioritario rispetto al resto, a qualunque resto (programmi, ideali, consonanze politiche), ciò che però rappresentava l’unico cromosoma comune era il rifiuto di veti discriminatori. E invece è proprio questo il terreno volutamente scelto per giustificare e motivare la piroetta. I simboli, gli ideali, la falce e il martello, lo scudo crociato, la laicità etc. E’ da qui che parte l’assordante silenzio perché se Roberto Piccinini era a fianco di Ucchielli nell’affermare con convinzione la decisione unilaterale di accettare e anzi rinforzare con il sarcasmo e la saccenza il veto anticomunista dell’UdC non si hanno tracce di Emanuele Lodolini e Antonio Mastrovincenzo. Non sono solito rivolgermi direttamente a qualcuno, ma le esperienze passate e una conoscenza non episodica mi consentono lo stupore di cui sopra. Perché questo atteggiamento richiede coerenza, e per stare ai proverbi direttamente provenienti da “palmiria”, chi tace acconsente. Acconsente entusiasticamente Piccinini (ma insomma questa non è una novità) acconsente Emanuele segretario Provinciale del PD ed acconsente Antonio Capogruppo del PD in consiglio a Falconara. E allora mi domando, che sviluppi potrà avere questo consenso silente a Falconara? Certo forse Antonio Mastrovincenzo e Gilberto Baldassarri potranno andare insieme all’appuntamento con il vicepresidente della giunta Pettinari a meno che quest’ultimo non sia impegnato in una riunione con forza nuova a Macerata, o forse sono ingenuo io e le cose stanno molto più avanti e sono già in corso riunioni per l’allargamento della maggioranza di Falconara. Battute (?) a parte resta però il silenzio, l’assordante silenzio che però dice più di tante parole e che nei fatti ridefinisce un perimetro dentro al quale ognuno decide consapevolmente se starci o meno. Il silenzio mi dice che probabilmente sia Emanuele che Antonio hanno già scelto. Chapeau e auguri. Massimo |
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Gli auguri scomodi di don Tonino Bello |
Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi "Buon Natale" senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame. I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere "una gran luce" dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. I pastori che vegliano nella notte, "facendo la guardia al gregge ", e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi. Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza. Tonino BELLO |
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cartolina di auguri |
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L'ipocrisia |
Riportiamo uno stralcio del comunicato stampa del consigliere regionale Giacomo Bugaro (Popolo delle Libertà)
"Personalmente e tutto il mio Partito non siamo contro le centrali ma queste devono essere realizzate con modalità ed in luoghi conformi ed adatti ad ospitare siti così particolari come questi. Il Comune di Corinaldo ospita già un’imponente discarica che riceve in deroga l’immondizia di 35 Comuni della nostra Provincia e quindi ha già nel suo territorio un “impianto ad alto rischio ambientale”. Voler ulteriormente gravare su una zona come quella corinaldese con un altro sito del genere è fuori da ogni logica anche in ragione della presenza dei noti scavi archeologici e senza dimenticare che il Comune di Corinaldo è stato più volte premiato come uno dei borghi più belli d’Italia e d’Europa. Questo complesso di ragioni ci portano ad esprimere il parere contrario che mi auguro trovi un largo consenso in seno all’Assemblea Regionale"
"Scrive Giacomo Bugaro: 'Personalmente e tutto il mio Partito non siamo contro le centrali ma queste devono essere realizzate con modalità ed in luoghi conformi ed adatti ad ospitare siti così particolari come questi. Il Comune di Corinaldo ospita già un'imponente discarica che riceve in deroga l'immondizia di 35 Comuni della nostra Provincia e quindi ha già nel suo territorio un " impianto ad alto rischio ambientale'. Verrebbe da dire 'ben detto', se non fosse che tali affermazioni sono cariche di una ipocrisia senza precedenti. Perché vede signor consigliere, il suo partito e il 'suo' sindaco Brandoni sono coloro che invece per la 'pattumiera Falconara' hanno, con un entusiasmo senza precedenti, non solo stipulato una convenzione preventiva che legittima la realizzazione di due impianti per un totale di 580 MW (in aggiunta a quelli già esistenti), hanno liquidato i numerosi contenziosi con sprezzante disprezzo dei diritti dei cittadini ma contemporaneamente hanno iniziato a ridicolizzare lo studio epidemiologico realizzato dall'Istituto Nazionale Tumori di Milano utilizzando la 'competenza' acquisita nel tempo dal sindaco di Falconara (un geometra folgorato dall'oncologia applicata). Eppure il consigliere Bugaro dovrebbe sapere cosa significa l'acronimo AERCA (Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale) come dovrebbe sapere che l'API di Falconara è già ora (anche senza l'aggiunta delle due centrali) un impianto a rischio di incidente rilevante e allora perché a Corinaldo giustamente si dice di opporsi alla realizzazione di una nuova centrale perché nel territorio è presente un "impianto ad alto rischio ambientale" mentre a Falconara questo giusto atteggiamento non è concesso? Ecco l'ipocrisia, a Corinaldo vanno tutelati i cittadini e a Falconara no? A Corinaldo non si deve rischiare e a Falconara il rischio va addirittura istituzionalizzato? Cittadini di Serie A e cavie di serie B? Mi può cortesemente spiegare perché i bambini di Corinaldo si vedranno giustamente tutelati dall'elevato rischio qualitativo di leucemie mentre sui bambini di Falconara si può sperimentare? Grazie consigliere Bugaro e glielo dico come falconarese, come cittadino e come padre, la sua coerenza è un onore per i cittadini di Falconara. Massimo Marcelli Flori Segretario provinciale PRC - Ancona |
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I quattro lati che perimetrano la pattumiera Falconara |
di Massimo Marcelli Flori
In questi mesi ho sentito numerose volte, e da tanti, sostenere l’impianto complessivo e la validità del PEAR, la sua sostenibilità il suo rappresentare un efficace connubio tra sviluppo e ambiente. A volte certo, a guidare ed orientare i pareri, sono i termini stessi: ambiente, sostenibilità, salvaguardia, micro-impianti, vento, sole, insomma un ambientalismo quasi indotto. Un po’ come con la nascita del movimento dei verdi, il sole, la natura, i ruscelli incontaminati il cinguettio dei passerotti mangiando una mela senza pesticidi, in poche parole chi davvero vuole più smog, inquinamento e la mucca pazza? Altre volte invece c’è la consapevolezza dell’indispensabilità di questo strumento ma è una consapevolezza che non si ferma al domani, va oltre perché poggia su analisi di prospettiva che esulano dall’esclusivo quotidiano e anzi tentano di tenere insieme la sostenibilità di un progresso necessario. La positività e il sostegno al PEAR, consapevole o no, si ferma però di colpo quando investe “il mio cortile”. Già, NIMBY (per Not In My Back Yard, "Non nel mio cortile"). Il tentativo maldestro di fermare i parchi eolici (peraltro approvati e sostenuti dalle comunità locali) perché l’estetica della “pala” cozzerebbe con le siluette collinari (o con le discariche abusive?) rappresenta a tutto tondo la prima forma di incoerenza ambientale. (continua) |
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Il Falco Rosso Novembre 2009 |
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Lettera aperta dell'Assessore regionale Marco Amagliani ai lavoratori dell'Api di Falconara |
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La strategia aziendale della raffineria Api, contenuta nel piano industriale presentato ai sindacati, prevede la riduzione di 140 unità di personale presso la raffineria di Falconara. L’amministratore delegato dell’Api lo ha ripetuto anche nel corso dell’audizione presso la Commissione consiliare regionale, precisando che la riorganizzazione dell’impianto andrà realizzata a prescindere dalla sorte delle progettate centrali elettriche. Le cronache quotidiane, dominate ormai da tempo dai numeri sulle crisi aziendali, non aiutano purtroppo a chiarire che per l’Api non si tratta affatto di un’azienda in crisi. La raffineria, secondo la recente accreditata classifica della Fondazione Merloni occupa stabilmente il 9° posto per fatturato tra le prime cento aziende marchigiane e, contrariamente alla stragrande maggioranza delle altre, ha visto il proprio volume di vendite crescere nel 2008 del 13% rispetto al 2007. Dunque la scelta è quella di abbattere, attraverso i licenziamenti, i costi di produzione dei prodotti petroliferi. Ma è poi vero che la stessa produzione si può fare con 140 lavoratori in meno? Probabilmente si, se si decide di lavorare di più e in condizioni più precarie. La produttività, appunto! Attenzione però, la raffineria non è una fabbrica come le altre, è catalogata dalla legge come impianto a rischio di incidente rilevante, tanto che l’area su cui sorge, e quella circostante, è classificata dal ministero dell’ambiente come sito inquinato di interesse nazionale. L’impianto prescrittivo ed il protocollo d’intesa che l’Api ha sottoscritto con la Regione all’atto del rinnovo della concessione prevedono al contrario una serie numerosa di prescrizioni che la raffineria deve rispettare se vuole convivere con il territorio, prescrizioni che si traducono nella necessità di investimenti continui e consistenti per la manutenzione, per il miglioramento delle tecnologie, per il monitoraggio e la bonifica dell’ambiente in cui è inserita e che in tutti questi anni ha danneggiato. Con 140 lavoratori in meno questa convivenza diventa più pericolosa. Io penso allora che il confronto con l’Api debba svilupparsi sugli impegni che la raffineria deve mantenere, a partire dalla bonifica del sito e da una manutenzione dell’impianto più efficiente. Su questo terreno, da subito, c’è lavoro per tutti, sapendo però che in cima alle priorità della Regione non ci sono i profitti dell’Api bensì la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e la tutela dell’ambiente. Ecco i motivi per i quali condivido tutte le vostre preoccupazioni e sostengo con convinzione la vostra lotta. Marco Amagliani Assessore all’Ambiente della Regione Marche |
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"in difesa della democrazia" |
PRESIDI IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA E PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DEL CAPO DEL GOVERNO
A difesa della Costituzione della Repubblica, oggi, giovedì 8 ottobre, alle 17.30 la Federazione della Sinistra organizza presidi davanti alle Prefetture chiedendo le dimissioni del capo del Governo. Ad Ancona, in Piazza del Plebiscito ( Piazza del Papa) davanti alla Prefettura alle 17.30 Dichiarazione della Federazione della Sinistra (Prc-Pdci-Socialismo 2000) resa a nome di Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi
Adesso Berlusconi, il corruttore dell'avvocato Mills, si dimetta e si vada subito a nuove elezioni anticpiate. Rispetto alle quali proponiamo a tutte le forze democratiche di dare vita a una brevissima legislatura di garanzia costituzionale che approvi la legge sul conflitto d'interessi, cancelli le misure sulla giustizia approvate dal governo Berlusconi e vari una legge elettorale proporzionale che superi l'attuale "legge truffa", legge che regala a un Berlusconi e a un centrodestra minoritari nel Paese la maggioranza dei parlamentari. |
do you remember? |
![]() estratto dal FALCO ROSSO novembre 2004 pagina 3E arrivò l’ora del PalaCarletti la nuova struttura, fortemente voluta dal sindaco di Falconara a perenne memoria delle mirabili gesta dello stesso. La struttura è stata interamente finanziata dai cittadini falconaresi, che per giorni e giorni, a volte sotto le intemperie di un tempo inclemente, hanno creato code lunghissime per poter depositare quei 2.500.000 € necessari all’opera. Si è formato poi un comitato spontaneo di cittadini che hanno proposto il posizionamento all’ingresso della nuova struttura di una statua in bronzo in scala 2:1 dell’amato Sindaco (la raccolta firme è già a quota 5.000) si discute ancora invece sull’obbligo dell’inchino davanti alla statua, sembra infatti che siano stati dati troppi permessi fotocopiati per ovviare al piegamento. Ricchissimo il calendario delle iniziative, si parte con le CarlettOlimpiadi, dove atleti provenienti da tutti i continenti si cimenteranno su nuove e affascinanti specialità: (continua) |
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Nonostante il netto rifiuto della Regione Marche, il Ministro Prestigiacomo autorizza le centrali da 580 MWe |
La notizia non è di poco conto, anzi è di quelle potenzialmente pericolose e comunque gravi perché a livello centrale non si tiene conto delle scelte locali di governo del territorio, materia prettamente lasciata alle competenze delle Regioni. Da una breve nota presente nel sito internet del Ministero dell’Ambiente (comunicato stampa del 14 settembre u.s. http://www.minambiente.it/index.php?id_doc=1344&id_oggetto=2&sid=11a9d6edc354568bbb070d9dda67d44e), abbiamo appreso che il Ministro Prestigiacomo ha firmato, insieme ad altri, il Decreto di VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) per le Centrali Termo Elettriche della potenza complessiva di 580 MWe da realizzare nel Comune di Falconara Marittima nell’area della raffineria API. Il procedimento relativo alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), infatti, è stato seguito direttamente dallo Stato e più precisamente dal Ministero dell’Ambiente. Un procedimento nel quale è richiesto il parere tecnico della Regione Marche che è stato emanato dal Servizio Ambiente e Paesaggio il 3 dicembre 2008. Un parere negativo netto e preciso. La Regione Marche è contraria alla realizzazione della sezione di impianto più grande della potenza di 520 MWe. Chiarissimo, non si lasciano dubbi interpretativi, perché è un parere supportato dalla coerenza alle norme regionali: la centrale da 520 MWe non rientra nelle previsioni del PEAR. Il progetto infatti comporta problematiche che derivano dalla ristrettezza delle aree e dalla vicinanza con altri impianti a rischio di incidente rilevante e rischi ambientali connessi alle emissioni di elementi inquinanti soprattutto, ma non solo, in atmosfera. Nonostante il parere tecnico negativo espresso dalla Regione, |
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Deboli con i forti e forti con i deboli |
Direttivo del circolo Antonio Gramsci PRC FalconaraIn un crescendo tra il grottesco e la paura la giunta Brandoni sta dando fondo a numerose "perle di saggezza" proprie dell’ambizioso programma di mandato. Dalla caccia ai bambini afgani, alla lotta agli indigenti, si arriva oggi alla guerra senza frontiere ai pericolosissimi criminali: gli sfamatori di piccioni. No, non c'è purtroppo da ridere, questa armata brancaleone si conferma autorevolmente debole con i forti e forte, "fortissima" con i deboli. Già, centrali api, variante di Castelferretti, CIE, una sudditanza consapevole ai poteri forti e nel contempo un umiliante cabaret con chi non riesce a difendersi. Questa è la destra, nessuna novità purtroppo, resta la speranza che magari, se riuscirà ancora a volare, uno dei piccioni di piazza Mazzini riconosca il sindaco mentre con il manganello rincorre un anonimo vecchietto con le briciole di pane in mano e gli lasci un “ricordino” ad imperitura memoria del livello di stima che sta riscuotendo in città. |
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"Arceviese" e "Castelferretti" un NO di merito e di metodo |
di Renzo AMAGLIANI (*), Luigi REBECCHINI (**), Massimo MARCELLI FLORI (***),
Oggettive questioni di metodo e di merito definiscono inequivocabilmente la posizione di Rifondazione Comunista nelle pur differenti specificità amministrative e politiche, rispetto alle varianti “arceviese” (Senigallia) e di “Castelferretti” (Falconara) che rappresentano il paradigma di un merito e di un metodo che non condividiamo. Nel merito, entrambe si pongono nella recente continuità di uno sfruttamento intensivo del territorio finalizzato al reperimento delle risorse, un territorio utilizzato come bancomat per chiudere i bilanci degli enti locali, il tutto senza concertazione sovra comunale e senza l’indispensabile pianificazione di area vasta. In questo contesto è assolutamente improprio banalizzare e irrigidire il ruolo degli enti locali (e tra questi la Provincia) a notaio tecnico che si limita alla verifica esclusiva della conformità con gli strumenti urbanistici vigenti, le istituzioni possono, e aggiungiamo, debbono, potersi esprimere. Per queste ragioni confermiamo la nostra più netta contrarietà di merito alle due varianti questo in perfetta coerenza e continuità con le sacrosante rivendicazioni del territorio e con le battaglie condotte dai circoli di Rifondazione Comunista di Senigallia e Falconara. Contrarietà di merito che viene amplificata dalle difficoltà oggettive con le quali si scontra un confronto di metodo. Come è possibile consentire una visione degli atti, una analisi pacata e serena con i partiti e con la cittadinanza quando vengono convocate con urgenza riunioni che non vedono nemmeno il giorno prima la presenza degli atti da discutere? Il tutto poi ulteriormente motivato con la scadenza dei termini per il silenzio-assenso che guarda caso scade il giorno successivo ancora. Pensiamo che il governare rappresenti un mezzo e non un fine, governare per essere notai della tecnica, ostaggi dell’emergenza che diviene prassi, non serve a nulla e anzi rischia di essere controproducente perché taglia il filo rosso di un legame diretto tra istituzione e cittadini, quegli stessi cittadini che giustamente pretendono un confronto e un dialogo costante con le istituzioni. Ecco perché la contrarietà di Rifondazione Comunista alle varianti di Senigallia e Falconara è sia di metodo che di merito, una contrarietà che andrà declinata in ogni istanza istituzionale comunale e provinciale, una contrarietà che non è figlia del “no a prescindere” ma al contrario che ha come obiettivo il recupero di criteri e metodi rispettosi del mandato degli elettori e soprattutto delle esigenze del territorio. (* Segretario Comunale PRC – Falconara M.), (** Segretario Comunale PRC – Senigallia), (*** Segretario Provinciale PRC – Ancona) |
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di Dino Greco
di Angelo D'orsi (da "il Fatto Quotidiano")





Ho letto tra l'incredulo e il rassegnato un delirante comunicato stampa spedito dal comune di Falconara, lo allego qui sotto (non ho resistito ad aggiungerci dell’ironia che è l’unico modo che istintivamente ho trovato per placare la rabbia).


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Direttivo del circolo Antonio Gramsci PRC Falconara