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lettera agli iscritti |
Caro Compagno e cara compagna, Il Direttivo di Circolo del PRC Falconara |
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Opposizione alla controriforma della Fornero |
di Stefano Galieni Sono passati turisti che guardavano attoniti, automobilisti e motociclisti che rallentavano e salutavano, qualcuno si è fermato a scattare una foto, altri hanno espresso piacere nel vedere in piazza le bandiere con la falce e il martello. Pomeriggio caldo quello di ieri, si votava in Senato la fiducia alla controriforma al mercato del lavoro. Per porre il testo al riparo da piccole modifiche e soprattutto per dare una pronta risposta ai diktat della Merkel, della Bce e dei “mercati”, il governo ha come ormai di norma evitato anche il dibattito in aula. Un dibattito che sarebbe stato animato soltanto dall’opposizione proveniente dai banchi dell’IdV e forse da una destra che sperava di ottenere ancora di più. Il tutto nell’assordante e imbarazzante silenzio assenzo del Pd. Quindi quattro votazioni, dopo aver spacchettato l’intero testo della riforma, due ieri nel tardo pomeriggio e due questa mattina. A protestare un presidio indetto dalla FdS, i manifestanti erano stati confinati in Piazza delle Cinque Lune, per non disturbare neanche con i propri slogan e con la propria presenza, i ritmi parlamentari, soltanto dopo una trattativa è stato permesso di avvicinarsi leggermente a Palazzo Madama, restandone comunque distanti. In piazza militanti di base e dirigenti nazionali della Fds, una parte consistente della segreteria nazionale del Prc e del PdCI, i leader di Lavoro e Solidarietà. Una presenza cospicua tenendo conto del fatto che il presidio è stato organizzato in poche ore e in orario di lavoro. Si sono alternati interventi al megafono in cui oltre a protestare per quello che si preannuncia come un vero e proprio salto nel passato per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, si chiedeva a gran voce la convocazione di uno sciopero generale. I manifestanti reggevano un lungo striscione giallo con su scritto “Giù le mani dall’articolo 18”. Quando sono iniziate le operazioni di voto alcuni ex senatori del Prc e del PdCI, sono potuti entrare in parlamento e dalle tribune hanno lanciato verso chi sedeva negli scranni, volantini che motivavano le dure critiche alla controriforma e che chiamavano alla mobilitazione. Gli ex senatori sono stati poi ovviamente espulsi. Il segretario del Prc Paolo Ferrero, presente in piazza ha dichiarato:«Con il lancio di volantini che abbiamo fatto oggi nell’aula del Senato, la Federazione della Sinistra ha portato nel palazzo la voce dei lavoratori: giù le mani dell’articolo 18, non votate la controriforma della Fornero. Continueremo nei prossimi giorni la mobilitazione in opposizione alla controriforma del lavoro, quella che non era riuscita nemmeno a Berlusconi». A poche centinaia di metri un altro presidio organizzato dalla Cgil indetto unicamente come forma di protesta rispetto al voto di fiducia. Un presidio in cui di fatto si critica il metodo della controriforma ma se ne condivide gran parte della sostanza. Ora il pacchetto antilavoratori passerà all’esame della Camera. Si procede in gran fretta, bisogna dimostrare all’Europa che se si tratta di azzerare i diritti, si è primi della classe, cosa importa se con questo intervento di macelleria sociale si sprofonda ancora di più nella crisi invece di affrontarla? |
Cara compagna e caro compagno |
di Marco AMAGLIANI
nel mese di Novembre si è celebrato il nostro 8° Congresso di Circolo da cui è scaturita la nomina degli organismi dirigenti dello stesso. Per l’ennesima volta ho avuto l’onore e lo dico senza retorica alcuna, di essere riconfermato membro del Direttivo e successivamente nominato Segretario dello stesso. Per la verità , debbo ammettere, di aver dato poco all’attività politica del Circolo negli ultimi anni. Impegni sempre più rilevanti, importanti ed impegnativi, sotto il profilo politico prima e successivamente amministrativo, di fatto m’hanno visto altrove. Ora la situazione per me s’è profondamente modificata e sono nelle condizioni di poter tornare a svolgere quei compiti che più di altri hanno caratterizzato il mio impegno politico, in quanto, questi si, relativi alle ragioni fondanti delle scelte ideali che nell’oramai lontano 1971 mi portarono alla prima richiesta d’iscrizione all’allora Federazione Giovanile Comunista. Davvero un’altra epoca, altri presupposti, altre motivazioni, speranze, idealità, entusiasmo. Di lì a poco, noi giovani comunisti, pensavamo (commettendo un gravissimo errore) che la nostra generazione sarebbe stata davvero la prima a poter assistere alla “trasformazione in senso socialista della società”! A ciò, certamente indotti dagli straordinari successi elettorali della battaglia referendaria sull’aborto del 1974, così come le amministrative del 1975 e le successive elezioni politiche del 1976. Il risveglio fu brusco, motivi di carattere nazionale prima ed internazionale poi, fecero si che la grande forza elettorale del P.C.I. (oltre il 34% dei voti alle Europee del 1984) venisse assottigliandosi, per volgere alla sciagurata scelta della cosiddetta “Bolognina”, di chiudere il sipario su quella che era stata la gloriosa storia del più grande Partito Comunista d’Occidente, il cui epilogo si ebbe nel Febbraio 1991. Erano passati esattamente vent’anni dalla mia prima adesione. Io e tanti altri, nelle Marche e in Italia, non ci demmo per vinti. Lottammo strenuamente contro la proposta di scioglimento del P.C.I. e la nostra “sezione” (così allora si chiamavano gli attuali circoli) fu un simbolo nazionale di quella battaglia, portando alle ragioni del no allo scioglimento, oltre l’80% dei consensi; nel contempo lavorammo per la nascita del Movimento per la Rifondazione Comunista prima ed il Partito poi. Sono trascorsi altri 20 anni dalla nascita del P.R.C. e lo stesso ha conosciuto alterne vicende, toccando picchi di consenso impensabili e tracolli altrettanto bruschi, sino alle Elezioni Politiche del 2008, che hanno visto l’esclusione dei comunisti dal Parlamento Italiano, per la prima volta nella storia repubblicana. Sembrerebbe, e forse lo è, una situazione disperata! Senza alcuna via d’uscita se tralasciamo il fatto che i comunisti sono cocciuti! Il ventennio berlusconiano, con la mole di nefandezze morali e politiche prodotte, il successivo “Governo tecnico” di Mario Monti, portatore di un’inequivocabile azione politica ed economica di destra, oscurata dallo scudo del risanamento, aggiunti al compiacente assenso di un Partito Democratico sempre più centrista e comunque asservito a qualsivoglia scelta liberista, rappresentano con grande evidenza le difficoltà del momento che stiamo attraversando. Le scelte operate dal Governo Monti, dalla previdenza piuttosto che il ritorno all’odiosa tassa sulla prima casa, dal tentativo di ridimensionamento definitivo del welfare passando per il rinnovato attacco all’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, ci dicono come in campo vi sia ancora, ove mai fosse scomparsa, una terribile fase di lotta di classe, con una variante; stavolta l’hanno scatenata loro, i cosiddetti poteri forti (Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale), quelli che un tempo definivamo semplicemente “padroni”. Hanno determinato una crisi economica di dimensioni planetarie a fronte di micidiali azioni speculative messe in atto ed ora pretendono il sacrificio e il sangue dei popoli per continuare a produrre i loro sporchi interessi! Oggi si è attaccato il popolo greco, chi sarà il prossimo? Il popolo spagnolo, il portoghese o perché no, quello italiano? Sono loro a decidere, sono loro la speculazione e Monti alla stessa stregua degli altri premier europei, il loro esecutore, il braccio armato. Tutto sembra sopito, anestetizzato, la stessa CGIL, alle volte tenta timidi “sussurri” di riscossa per poi rientrare nei ranghi, in nome di una sacrosanta ricerca di unità sindacale, assolutamente impossibile a senso unico, se non a prezzo della propria autonomia, storia e ragion d’essere. La sola FIOM tenacemente resiste! Da sola non può farcela! C’è bisogno d’una sponda politica che non può che essere rappresentata dai comunisti! Ecco, questa è la ragione che mi ha spinto, dopo oltre 30 anni dalla precedente elezione ad accettare la nomina a Segretario del Circolo di Falconara. Con grande umiltà e nessuna illusione, vorrei ricominciare a tessere la tela della ricostruzione dal basso di una forza comunista, capace di stare vicina ai bisogni reali della gente dentro un quadro che punta alla trasformazione totale della nostra società attraverso il superamento del sistema capitalistico. Perché ciò sia possibile, dobbiamo ritrovarci, riassaporare il gusto di stare insieme, di confrontarci e se necessario dividerci ma nella consapevolezza che identico è l’obiettivo finale. Questo lavoro, questo sacrificio anche personale che ci attende, è l’unica vera leva per sollevare le macerie prodotte dalla globalizzazione capitalistica, così come l’apatia e l’indifferenza che sempre più caratterizza la società italiana. |
il FALCO ROSSO marzo 2012 |
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Facile parlare. Lei dove avrebbe trovato i soldi? |
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falconara non è nell'illinois |
di Massimo Marcelli Flori
Lo ammetto non sono un fine conoscitore dei vangeli, conosco un po’ quelli apocrifi grazie allo splendido affresco de “La buona novella”, ma “la pagnotta che prima va spezzata in famiglia e poi con il resto del mondo” davvero non l’avevo mai sentito. Questo nuovo messaggio evangelico l’ho ascoltato ieri in TV dal sindaco di Falconara, della mia città o meglio della città dove ancora risiedo, un messaggio che a ben vedere ne racchiude anche altri (ma non credo questo fosse l’intento dell’evangelista Goffredo). Un messaggio che giustifica le azioni e contemporaneamente vuol porre un nuovo mattone nell’edificazione della “fabbrica del consenso”, non so se il sindaco abbia letto Noam Chomsky o si sia affidato piuttosto a Pier Francesco Pingitore, sta di fatto che emerge il tentativo di alimentare artificialmente la divaricazione, la contrapposizione in poche parole la discriminazione (conosco poco i vangeli ma non credo vi sia un simile messaggio). L’esercito a Falconara per contrastare i senzatetto, come a Castelvolturno per contrastare i casalesi o a Genova per difendere il fortino dei padroni del mondo. L’esercito come un potente viakal per disincrostare le vie di Falconara dal calcare della diversità, ma l’esercito è solo l’ultima tessera di un domino iniziato anni fa con lo sgombero mediatico della baracca, anche lì televisioni e giornali ad immortalare l’ascesa del “Gentilini de noaltri” una brutta copia (e ce ne vuole) dell’ex sindaco di Treviso, proseguito poi con i contributi per i soli italiani, le cancellate per le pubbliche vie, le ordinanze contro il meretricio che peraltro non hanno debellato il fenomeno, l’hanno solo spostato in un palazzo romano e in alcune ville sarde. E ancora i controlli sui Kebab idealizzati come palestre per futuri miliziani di al-Qaeda o laboratori per raffinare cocaina, e per finire l’apoteosi della chiusura delle fontanelle pubbliche, ma su questo penso che le reali motivazioni siano dovute al risparmio economico perché qualunque altro motivo sarebbe davvero troppo stupido per immaginarlo reale, anche l’idiozia ha un limite. Sia chiaro, non mi piace né penso sia tollerabile che qualcuno faccia la cacca davanti al portone di casa, ma non mi piace nemmeno avere maggiori probabilità di morire di un cittadino di Macerata solo perché io sono costretto a respirare l’aria della raffineria mentre lui, di aria, sente quella dell’Aida proveniente dallo Sferisterio. E non mi piace chi evade le tasse chi non mi fa lo scontrino fiscale, chi mi dice 50 € con la fattura e 30 senza. Insomma se vogliamo fare l’elenco del mi piace/non mi piace penso che ogni persona potrebbe scrivere un gigantesco trattato. Con questo non ho nessuna intenzione di ridicolizzare né banalizzare un problema vorrei solo tentare di guardarlo ruotando la testa e osservandolo (capirlo è un’altra cosa) da diverse angolazioni. Perché è vero che non mi piace la cacca sull’uscio di casa, ma vorrei capire perché una persona è costretta a fare la cacca sull’uscio di casa, perché penso che la farebbe più volentieri nel bagno di casa propria, perché penso che gli uomini e le donne costretti a dormire sopra le lastre di eternit dell’ex montedison né farebbero a meno e perché Brandoni può crederci o meno ma un materasso che poggia su una rete all’interno di una abitazione qualunque, è sicuramente da preferire ad un materasso che poggia su una via laterale della stazione ferroviaria, mi creda sulla fiducia almeno questa volta. E invece è più facile non ruotare la testa, è più semplice avere una sola visuale anche se rischia di attivare esclusivamente il neurone dell’ottusità e poi da un’unica visuale risulta anche più semplice solleticare i pruriti, le paure più o meno recondite, ed è lì che fermenta l’intolleranza. Ecco, questo non perdono a Brandoni e alla sua corte, avere l’esatta consapevolezza di alimentare l’intolleranza e amplificare con compiacimento questo ignobile sentimento quasi si parlasse dell’unità nazionale. E resto convinto che senza l’alcol spruzzato nelle fiamme dell’intolleranza ma con la volontà di analisi e proposta non si dividerebbe a sua volta la cittadinanza in categorie contrapposte: i commercianti, il volontariato, i cittadini del centro e quelli di Palombina e chi più ne divide più ne metta. Senza alimentare artificialmente lo scontro si parlerebbe di una comunità aperta e solidale (a proposito di vangeli…) che prende atto di un problema e cerca di risolverlo in positivo con l’ottimismo della volontà che fa da mastice rafforzando il senso di comunità. Ma questa è una prassi difficile, occorre ascolto umiltà e disponibilità al dialogo e soprattutto pazienza constato invece come nella città dove ancora risiedo, i suoi piccoli burocrati abbiano scelto e cinicamente pianificato ben altra strada. E lo hanno fatto in tanti dai razzisti storici quelli che dell’intolleranza hanno fatto il logotipo dell’esistenza a quelli che premettono agli atti razzisti la carta d’identità di cattolico doc a quelli che usano intolleranza per rimpinguare l’interesse personale. Vorrei capire però se Falconara è ormai irrimediabilmente compromessa, se l’intolleranza ha definitivamente schiacciato i sentimenti di una città antifascista e democratica se i bambini che rappresentano lo specchio di una società sono ormai irrimediabilmente contaminati dal virus dell’egoismo e dal culto della sopraffazione sul diverso, ma soprattutto mi chiedo se ci sia ancora quel sentimento di umanità che differenzia l’uomo dalla bestia. E tanto per essere un po’ incoerente parlando di dialogo, ma dando sfogo almeno per una volta ad un sentimento poco nobile vorrei anestetizzare un po’ il pensiero di John Belushi e si, devo ammetterlo, “non sopporto più i nazisti dell'Illinois”. |
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Ecco il nuovo sito di ESSERE COMUNISTI |
Ecco il nuovo sito di esserecomunisti.it. Non solo un restyling grafico (oggi si usa dire così…) ma molto di più. Lo abbiamo fatto nella convinzione che esserecomunisti.it deve diventare di più di un quotidiano online, dove proponiamo una selezione ragionata di articoli tratti da giornali e altre fonti di informazione, integrati con editoriali e redazionali che periodicamente la nostra redazione produce, che avete trovato e troverete ancora nella nuova versione. Perché pensiamo che un sito internet oggi rappresenti un punto non esaustivo, ma certamente importante per collegare le varie esperienze sociali e politiche in una generale discussione che può trovare una sintesi successivamente nelle tante vertenze territoriali che formano, alla fine, la politica locale del nostro Partito e, più in generale, della sinistra. In questi anni, esserecomunisti.it ha provato ad esercitare un ruolo di comunicazione non solo politica: abbiamo ospitato ogni giorno rubriche culturali, approfondimenti sui temi della scuola, del lavoro, dello sfruttamento; abbiamo creato sezioni di dibattito molto ampie, abbiamo seguito i lavori congressuali sia di Rifondazione che delle altre forze della sinistra e siamo intervenuti con “redazionali” su moltissimi argomenti. La risposta a tutto questo non è mai mancata: il sito ha registrato in questi anni migliaia e migliaia di contatti giornalieri, sfiorando le 10.000 visite quotidiane e dimostrando così di essere uno degli spazi internet della sinistra comunista più apprezzati. L’avvento impetuoso dei social network ci ha imposto di adeguare esserecomunisti.it a questo fenomeno, per provare a rendere interattivo il sito anche attraverso la pubblicazione dei suoi articoli e delle sue sezioni su Facebook, Twitter e su altri strumenti di condivisione delle idee e delle esperienze personali. Nella nuova versione del nostro/vostro spazio web avrete davvero la possibilità di pubblicare ogni articolo, di fornire un commento sulla vostra pagina di Facebook o cinguettando più volte al giorno su Twitter. L’interattività diventa uno degli aspetti di grande novità di questa nuova veste del sito: commentare, rispondere ai commenti; insomma, creare dei “piccoli” forum sui temi di più scottante attualità e dinamismo polemico. Questo sarà possibile alla fine di ogni pezzo inserito. Tutto sarà a vostra portata di mano: il box di ricerca approfondita vi permetterà di selezionare gli oltre 33.000 articoli per autore, data, categoria. Non potrà quindi sfuggirvi niente. Parimenti ogni singolo articolo sarà sempre corredato dalle “taggature”, ossia dalle “parole chiave” con le quali viene contrassegnato, evidenziate in piccoli rettangolini blu a margine del testo, cliccabili e riportanti a tutti quegli scritti che, appunto, hanno una radice comune, una linea di collegamento attraverso singole parole, nomi, concetti. Ci piacerebbe conoscere le vostre opinioni in merito, per questo vi invitiamo a scrivere i vostri commenti e ad inaugurare il “dibattito” cliccando su questo link UNA NUOVA AVVENTURA. Quindi, compagne e compagni, amiche ed amici, navigatori di tutta la rete, partiamo con questa nuova avventura. Nuova e dal sapore di un recente passato che porta veramente con sé tutto il suo bagaglio di esperienza e la sua voglia di appartenere a quel mondo alternativo che è la nostra proposta, che è la nostra voglia di fare politica per il più lontano ma necessario orizzonte comunista. Grazie per aver visitato esserecomunisti.it in questi anni, grazie per averlo fatto oggi e grazie anticipatamente per il domani: per le vostre visite, i vostri links, i vostri commenti, per non aver perso la speranza e aver continuamente alimentato la passione comunista che ci anima e che continuerà ad essere la nostra sicura bussola. Buona lettura, buona navigazione a tutte e a tutti!Mauro Cimaschi e Marco Sferini |
Indignati a favore della patrimoniale |
Noi sottoscritti cittadini italiani siamo indignati. |
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| rassegna stampa 23.06.2011 (Circolo Gramsci) |
il P.E.A.R. non si tocca! |
di Marco AMAGLIANINella Regione Marche, in prima assoluta si è sperimentato quello che è stato definito "un laboratorio politico", cioè a dire, la rottura a sinistra con l'esclusione della stessa dal Governo dell'Amministrazione Regionale a fronte dell'abbraccio politico con l'U.D.C.. Tutto ciò, ovviamente, non poteva che determinare uno spostamento a destra dell'asse politico regionale con la conseguente modifica o più propriamente stravolgimento dei punti salienti che avevano caratterizzato la precedente esperienza con l'abbattimento delle sue "casematte" programmatiche. Tra le altre, la più discussa, controversa, avversata, proprio perchè la più innovativa, lungimirante, illuminata ed illuminante a fronte degli interessi che si vogliono rappresentare! Mi riferisco certamente al P.E.A.R. (Piano Energetico Ambientale Regionale)! In merito al piano in questione, da sempre sento parlare di necessarie verifiche e possibili modifiche. Forse è bene precisarlo ancora una volta; il P.E.A.R. non è modificabile nella sostanza, o lo si fa vivere o lo si distrugge! Non se ne possono tessere le lodi o benedirlo in determinati frangenti( vedi ultima campagna elettorale Governatore Spacca) e poi di fatto operare per distruggerlo! Proprio questo è il bivio a cui siamo giunti! L'Azienda API che non ha mai lesinato i suoi strali contro questo strumento programmatico, con coerenza gli porta l'attacco finale, in quanto oggettivamente lesivo dei propri interessi. Comprensibile ancorchè non condivisibile! Lo fa nel solco di un comportamento oramai consolidatosi nello schema imprenditoriale italiano. Marchionne docet! Si approvino i miei progetti (Rigassificatore nel tratto di mare antistante la Raffineria e le 2 Centrali da 520 e 60 Mwt) o per converso pesanti ripercussioni sui livelli occupazionale dell'Azienda stessa. Le preoccupazioni e le conseguenti prese di posizione dei lavoratori e delle Organizzazioni Sindacali ovviamente risentono comprensibilmente di tale aut-aut e a questo si piegano. Qual'è la differenza tra l'atteggiamento della Direzione dell'Azienda API in questa situazione e quello del "buon Marchionne" in quel di Pomigliano, Mirafiori o alla Bertone? Semplicemente che l'Amministratore Delegato FIAT ha portato il suo attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori, qui, nello specifico, l'attacco viene portato al diritto alla salute e alla sicurezza di un intero territorio. Ma ripeto, l'imprenditore fa il suo mestiere, il suo fine è il profitto! Può alfine determinarsi un giudizio etico, peraltro assolutamente soggettivo ma nulla più! Diverso e opposto il ragionamento valido per i nostri amministratori regionali, coloro che hanno ricevuto un consenso elettorale anche a fronte di una solenne promessa di consolidamento del P.E.A.R.; ora cosa dicono? Che significa l'indicazione dell'esecutivo regionale di chiedere un rinvio di 2 mesi della Conferenza dei Servizi Nazionale prevista per il 19 Maggio p.v.? In questi 2 mesi si deciderà che cosa? Cosa si è modificato nella realtà marchiagiana e cosa potrà accadere, tanto da indurre al superamento e non già la modifica del P.E.A.R.? Il risparmio energetico, il ricorso alle rinnovabili e la coogenerazione distribuita sul territorio e nei suoi distretti industriali, non sono più un valore in sè? Quel 20% di riduzione di gas climalteranti, 20% di ulteriore risparmio energetico e 20% di aumento al ricorso di energie rinnovabili che sono il cuore del P.E.A.R. Marchigiano così come richiesto dalla Comunità Europea e da tutti i dettati internazionali, da Kyoto in avanti, non hanno più ragion d'essere? Gli ultimi dati ENEL, ci dicono di circa 4500 connessioni d'impianti fotovoltaici alla rete a far tempo dal 2010 ad oggi per una potenza complessiva di 182 Mwt. Da solo, questo dato, rappresenta quasi il 25% di quegli 850 Mwt attesi al 2015 dal nostro piano di programmazione energetica a copertura del fabbisogno regionale! Perchè allora non lavorare con rinnovato impegno sugli altri capisaldi del P.E.A.R., invece che cedere alle sirene interessate di pochi a fronte dei sacrosanti diritti di tutti? Si sblocchino i cantieri degli impianti eolici attraverso un deciso intervento sulla Sovrintendenza Marchigiana che da anni blocca ogni qualsiasi iniziativa in tal senso in ossequio a personalissime concezioni paesaggistiche, s'incentivi con forza e determinazione la coogenerazione distribuita sul territorio attraverso centrali di piccola taglia, rispondenti alle necessità dei luoghi, determinando la produzione di energia dove serve, quando serve e nella quantità necessaria ed allora i risultati non tarderanno a vedersi! Le 2 Centrali API e il conseguente Rigassificatore non hanno nulla a che vedere con quel "Polo energetico ambientalmente avanzato" previsto dal Protocollo d'intesa stipulato nel 2003 tra la Regione Marche e la Direzione della Raffineria API. E ancora! Dovremmo forse credere alla dichiarazione d'intenti della Direzione API, secondo la quale, attraverso i profitti dell'intervento sinergico di Rigassificatore e Centrali si copriranno i circa 100 milioni di deficit annui (4 euro a barile in uscita) della Raffineria e con essi la garanzia per la tenuta degli attuali livelli occupazionali? Le uniche garanzie sono i 25/30 posti che l'Azienda stessa dichiara necessari per il funzionamento a regime dei nuovi impianti! Il resto è e rimane materiale di discussione per la categoria dei buoni propositi, certificati da nulla e da nessuno! Oggi come ieri, non essendosi modificato alcunchè, occorre ribadire un NO deciso alla Centrale Termoelettrica da 520 Mwt, proprio perchè non in linea con la programmazione regionale.Per quanto attiene la richiesta di autorizzazione per un Rigassificatore da parte dell'API a largo della costa falconarese, così come quello richiesto dal Gaz de France su Porto Recanati, si eviti di scaricare sulle spalle dei tecnici attraverso la dichiarazione di VIA (Verifica impatto ambientale) una responsabilità che non può che essere solo ed esclusivamente politica! Si rivolga al Governo Centrale un quesito in merito alla propria programmazione energetica. Quanti rigassificatori previsti per il fabbisogno energetico del nostro Paese? E di questi, quanti nell'Adriatico oltre quelli esistenti? Ove ne necessitino ancora, dove gli stessi producono minor impatto? E' plausibile pensare che quel territorio definito "Zona AERCA" e cioè ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale possa essere considerato escluso in quanto non propriamente vocato alla previsione di tali ulteriori insediamenti? In assenza di risposte chiare e coerenti in tal senso, non può esservi alcun dubbio; l'intesa Stato -Rerione per la realizzazione dei Rigassificatori deve essere coerentemente negata, nel rispetto anche del deliberato delle Autonomie Locali che in tal senso si sono pronunciate, con un no chiaro e netto, a partire dall'Amministrazione Provinciale di Ancona che ha ribadito tale inequivocabile volontà.
Marco Amagliani, Segretario Provinciale P.R.C. Ancona (ex Assessore Regionale all'Ambiente) |
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La concezione delle istituzioni dell’amministrazione Brandoni |
Mi è arrivato nella mia casella di posta elettronica un comunicato stampa spedito dall’addetto stampa del comune di Falconara marittima dal titolo: “COMUNICATO STAMPA COMUNE DI FALCONARA MARITTIMA 12/04/2011”.
Ora aldilà del merito, del contenuto, sul quale siamo alle ormai consuete farneticazioni, ciò che mi ha colpito è leggere nel corpo del comunicato un virgolettato del capogruppo del PdL: “Il PDL falconarese – commenta il Capogruppo Marco Giacanella – non può accettare e rimanda al mittente invece le proposte del PD come l’utilizzo dei container che rischiano la rivitalizzazione di strutture come il Campo nomadi…”.
Ecco la concezione delle istituzioni e l’assenza completa di pudore etico. Dall’ufficio stampa del comune di Falconara, non dalla sede di forza Italia viene inviato un comunicato stampa di un partito che ne esprime la posizione politica.
Delle due l’una: o ho preso un granchio colossale perché in realtà Brandoni consente ad ogni gruppo consiliare di utilizzare le strutture e gli uomini addetti alla comunicazione del comune di Falconara per comunicati stampa (ma in questo caso invito Antonio, Emanuele e Loris alla prova sul campo…) oppure come credo invece, facendo un titanico processo alle intenzioni, la concezione delle istituzioni come roba propria è ormai penetrata stabilmente al castello.
Sembra tanto la metafora di Aronne Piperno “l’ebanista” del Marchese del Grillo.
Ovviamente sono pronto a scusarmi immediatamente con la democratica e plurale giunta falconarese se davvero di granchio si tratta...
Massimo Marcelli Flori |
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Nucleare, il governo vuole “nascondere” le centrali |
Il governo vuole cancellare l’obbligo di indicare dove intende realizzare i siti delle centrali nucleari. E’ questa la proposta che l’esecutivo domani porterà in commissione congiunta per variare la vecchia versione su cui la Corte Costituzionale aveva imposto delle correzioni per aumentare il peso delle singole regioni interessate e coinvolte nello sviluppo delle centrali. Ma nella nuova versione l’obbligo di pubblicità potrebbe essere abrogato. A riportare la notizia è il sito internet Linkiesta.it che ha confrontato le due versioni del testo. Il nuovo decreto recepisce le richieste della Corte Costituzionale ma modifica anche l’articolo 8, relativo alla “definizione delle caratteristiche delle aree idonee alla localizzazione degli impianti nucleari”. La norma, si legge, prevede infatti che il legislatore definisca nel dettaglio “uno schema di parametri esplicativi dei criteri tecnici, con particolare riferimento a popolazione e fattori socio-economici, idrologia e risorse idriche, fattori meteorologici, biodiversità, geofisica e geologia, valore paesistico, valore architettonico-storico, accessibilità, sismo-tettonica, distanza da aree abotate e da infrastrutture di trasporto, strategicità dell’area per il sistema energetico, rischi potenziali indotti da attività umane. Questi criteri sono rimasti intatti nelle due versioni di decreto legislativo”. Quello che risulta modificato, nella versione che sarà discussa domani alla Camera e deve essere approvata in tempi strettissimi, sono i criteri di pubblicità delle aree idonee. “Nella versione iniziale – scrive Linkiesta - si prevedeva che la definizione dei criteri e lo schema definitivo fossero pubblicati sui siti internet di tre ministeri, dell’Agenzia per il nucleare e su almeno cinque quotidiani a diffusione nazionale. Questa pubblicità massima serviva perché gli enti locali interessati potessero formulare le proprie obiezioni. Anche le consultazioni con gli enti locali interessati, e le motivazioni del loro eventuale rifiuto, dovevano essere pubblicate sugli stessi siti internet e gli stessi quotidiani. Nella versione in discussione da domani, quella che è stata richiesta dalla Corte Costituzionale per tutelare una maggiore trasparenza, tutto questo è sparito. Si legge che i commi 2 e 3 che sancivano questi obblighi sono stati semplicemente abrogati” |
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proposte |
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di Carlo AMAGLIANI
«Primo: patrimoniale vera. Chi ha sopra un milione paga l’un per cento sull’eccedenza, chi ne ha 5 l’1,5, chi dieci il 2 per cento. Totale: 20 miliardi.
Ecco il nuovo sito di 

di Marco AMAGLIANI
Il governo vuole cancellare l’obbligo di indicare dove intende realizzare i siti delle centrali nucleari. E’ questa la proposta che l’esecutivo domani porterà in commissione congiunta per variare la vecchia versione su cui la Corte Costituzionale aveva imposto delle correzioni per aumentare il peso delle singole regioni interessate e coinvolte nello sviluppo delle centrali. Ma nella nuova versione l’obbligo di pubblicità potrebbe essere abrogato.
1) Sostegno al reddito, tagliando le tasse ai lavoratori e pensionati, introducendo un reddito sociale per i disoccupati, garantendo la cure agli anziani non autosufficienti. Come? Mettendo una tassa patrimoniale al di sopra degli 800.000 euro e con la lotta all’evasione fiscale.