Rifondazione Comunista

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possibile che ancora non possiamo dirci "EX" di qualcosa? .... antichi!


ci siamo momentaneamente trasferiti su FACEBOOK

      


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e siamo ancora qua eh già!

È si, ancora una volta la lista dei comunisti, ancora una volta le proposte dei comunisti di Falconara.
Siamo ancora qua, perché la nostra coerenza ci impone di non cambiare abito o simbolo, e fingere cosi di essere il “nuovo”, perché la coerenza non si misura con l’essere “ex” di qualcosa, anzi.
In tanti oggi tentano di mascherarsi da altro, un carnevale fuori tempo, “non starò qui a cercare parole che non trovo per dirti cose vecchie con il vestito nuovo” cantava Guccini, e invece il trasformismo ha ormai contagiato anche la nostra città.
Ma noi siamo ancora qua.
Siamo coloro che nelle amministrative del 1997 e del 2001 abbiamo combattuto i governi Carletti contrapponendoci alla sua politica con donne e uomini capaci di proporre una vera alternativa. Siamo coloro che nel 2006 hanno contribuito all’esperienza di centro sinistra di Recanatini che  nonostante le enormi difficoltà finanziarie ereditate ha gettato le basi per risultati economici che altri, recentemente stanno percorrendo, siamo coloro che hanno creduto nella possibilità di ricostruire il centro-sinistra di Falconara dopo che altri l’avevano volutamente distrutto.
Un percorso ovviamente ricco anche di errori e di valutazioni discutibili, ma un percorso lineare, coerente e limpido praticato da chi da sempre ci ha messo la faccia senza trucchi e senza inganni.
Già, non siamo “ex” di niente, siamo sempre noi con le nostre storie, la nostra passione, le nostre idee, la nostra cultura e la volontà di riferirsi sempre e comunque a coloro che restano indietro, a chi non ce la fa, a chi subisce sulla pelle l’aggressione di un capitalismo cannibale e di una politica che ha creato e crea disuguaglianze tra gli uomini.
E militiamo in un Partito, e rivendichiamo l’essere un Partito, con i suoi limiti e le sue contraddizioni certo, ma con l’orgoglio di rappresentare ancora un baluardo della democrazia, alla faccia dei populismi e delle demagogie alla faccia delle frasi fatte del “tanto sono tutti uguali” del “tanto è tutto un magna magna”, non ci accodiamo alla ricerca del facile consenso e del vuoto culturale sotteso a queste parole.
Perché piaccia o no, ai santoni di turno ai “pubblici ministeri” con sempre nuove verità in tasca, ai tuttologi di ogni colore, ebbene si, abbiamo una notizia per voi: non siamo tutti uguali!
è anche per questa ragione che come abbiamo sempre fatto ci rivolgiamo agli elettori di Falconara con i nostri volti e con il nostro simbolo, il simbolo del lavoro, quel simbolo che continua a rappresentare per tanti la speranza di cambiare, la speranza di vivere un mondo tra liberi ed eguali..
Si, ci siamo ancora e siamo ancora a presentare le nostre proposte per la nostra città, perché crediamo che Falconara come l’Italia possa essere cambiata, debba essere cambiata.
Proposte concrete che cercano di rispondere all’emergenza, non parleremo del paese delle meraviglie perché nessuno può trasformare Falconara nel paese delle meraviglie.
Ma provare a lenire il disagio, quando non il vero e proprio dramma, che vivono anche gli uomini e le donne di Falconara questo si, provare a costruire una città migliore, più solidale, dove equità e rispetto dell’altro rappresentino pilastri importanti e dove nessuno sia lasciato indietro, questo è il compito dei comunisti e questo è il motivo per cui pur con i nostri limiti, ma con grande passione intelligenza ed impegno, siamo ancora qua!



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lettera agli iscritti

Caro Compagno e cara compagna, forse mai prima d'ora, il sistema politico italiano aveva conosciuto un momento di così grande  difficoltà. Le notizie che sistematicamente ci vengono fornite in merito ad altrettante indicibili vicende che interessano la cosiddetta moralità della vita pubblica rendono allibiti. A fronte di uomini e donne che dovrebbero rappresentare le istituzioni repubblicane e garantire il buon governo della cosa pubblica, si riversano sulla scena politica soggetti che con il loro comportamento rendono perlomeno arduo continuare ad avere fiducia in quello Stato comunque nato dalla Resistenza e per la cui libertà, lacrime e sangue sono stati versati! Diviene allora comprensibile quel senso d'antipolitica che tutto e tutti accomuna senza distinzione alcuna, senza diversificazioni di sorta che pure esistono ma certamente non occorre evidenziare, in particolare a chi, in un momento di estrema difficoltà economica, generata da quella crisi che non certo i lavoratori e i ceti medi hanno determinato, vuole nascondere le reali cause della stessa, mistificando l'oggettiva realtà dietro un'improbabile responsabilità di quel seppur enorme debito pubblico ma non per questo responsabile d'una situazione siffatta. Nessun analista economico serio e in buona fede può nascondere le cause reali di questa crisi, tutte e interamente dovute ad un crisi strutturale e non sistemica del sistema capitalistico globale che partendo dalla sua culla, gli Stati Uniti d'America, mostra il suo volto peggiore e scarica, esso si, tutto il suo enorme debito, accumulato attraverso spregiudicate e criminali operazioni finanziarie (sub-prime e derivati) sui bilanci pubblici degli Stati. Ricordate? Meno Stato e più mercato! Questo è il risultato! Il mercato crolla sotto le sue stesse contraddizioni e i popoli, gli Stati, vengono chiamati ad indicibili sacrifici per ripianare i debiti di "lor signori"! Ma questa, seppur scontata verità, è scomoda per tutti i governi neoliberisti occidentali ed allora, ad essa, si contrappone un'argomentazione che viaggia su di un doppio binario; l'enorme debito pubblico è la causa e conseguentemente occorre una politica d'austerità per ripianarlo, per uscire dalla crisi, a ciò si aggiungono le responsabilità della "casta" e i suoi corresponsabili privilegi da eliminare. Ora sia ben chiaro, gli assurdi privilegi della politica vanno certamente eliminati e i mascalzoni, i disonesti e gl'indegni che infestano la scena politica, assicurati alle patrie galere! Al tempo stesso però, la rappresentanza democratica, costituzionalmente prevista deve continuare ad esistere ed essere garantita. Detto ciò, occorre contemporaneamente smascherare coloro che, coprendosi con la cosiddetta necessaria austerità, nascondono il bieco progetto di sferrare l'attacco definitivo ai diritti dei lavoratori, a quel Welfare-State, sinonimo e garante della dignità dei cittadini. Ecco allora la cancellazione della contrattazione attraverso la deroga sull'art. 8, così come la cancellazione dell'art 18 dello Statuto dei lavoratori piuttosto che la messa in discussione del sistema pensionistico pubblico attraverso la sua manipolazione se non vera e propria cancellazione. La definiscono solidarietà tra generazioni ma si legge: “infamia”! La disoccupazione giovanile è al 35% e l'attuale generazione è chiamata a lavorare sino a 70 anni d'età! Solidarietà si tra generazioni, ma nel sopruso e nella sconfitta. Il debito pubblico è passato dopo la cura del governo Monti, dal 123% al 126%. E come poteva essere diversamente. Non occore scomodare Keynes! Qualsivoglia economista serio sa che in una fase di recessione, una politica d'austerità non può che aggravarla. Sembra però che queste semplici considerazioni svolte sin qui, siano bandite e comunque non è comune ascoltarle! Ancora una volta spetta ai comunisti farle! Ci vorrebbero uguali a tutti gli altri ma non è così; ne moralmente, tantomeno politicamente!  Proprio per questo ci apprestiamo a condurre una difficile ma giusta campagna referendaria per abolire le leggi vergognose del governo Monti! Non intendiamo piegarci al populismo, tantomeno siamo abbagliati da questo o quel salvifico capopopolo arringante. Vogliamo continuare a mantenere viva, seppur tra mille difficoltà, quella comunità che testardamente ed orgogliosamente definiamo comunista! Oggi più di ieri ce n'è di bisogno! L'alternativa non possono che essere le barbarie a cui già stiamo assistendo! Le enormi difficoltà economiche stanno però mettendo a dura prova la nostra resistenza. La nostra amata e gloriosa sede, prima del P.C.I., ora di Rifondazione Comunista, per continuare a vivere ha bisogno del tuo indispensabile aiuto, del tuo sostegno, del tuo contributo economico, grande o piccolo che sia, ciò che puoi ma con slancio e generosità! Solo così potremo continuare a militare coerentemente e senza servilismi dalla "parte del torto", dalla tua parte, dalla nostra parte, dalla parte giusta!

Il Direttivo di Circolo del PRC Falconara

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Sedotti e abbandonati

Marco AMAGLIANI (segretario Circolo Gramsci PRC Falconara)
Il riferimento alla cinematografia e nello specifico il grande Pietro Germi, appare di gran lunga il più consono nel fotografare la drammatica situazione dei lavoratori della Raffineria API di Falconara Marittima e quindi i rapporti con l’Azienda. Meno di un anno fa, la Dirigenza API s’impegnava attraverso la firma di uno specifico Protocollo d’intesa con la Regione Marche (vedi DGR n. 977 del 6/7/2011) a mantenere i livelli occupazionali dell’azienda per altri 10 anni ricevendo in contropartita le autorizzazioni necessarie alla realizzazione di un rigassificatore a largo della costa falconarese. Pur di conseguire questo risultato, le maestranze e le loro rappresentanze sindacali non avevano lesinato un concreto sostegno al disegno industriale intrapreso, certi del mantenimento degli impegni presi dalla controparte in termini di sicurezza occupazionale. Per la verità, da sempre i lavoratori e le OO.SS. hanno sposato quasi acriticamente le tesi dell’azienda e i suoi progetti futuri, miranti per lo più al conseguimento di un profitto altro e sempre più scollegato dalla mission originaria: la raffinazione di prodotti petroliferi. Ora, se per quanto riguarda le centinaia di lavoratori, la cosa si giustifica con la sacrosanta difesa del posto di lavoro, da parte di un sindacato attento ci si attenderebbe una più alta ed approfondita valutazione, specificatamente per quanto attiene i bilanci e le strategie aziendali! Definire quello attuale un brusco risveglio, evidentemente significa usare un eufemismo che non rende giustizia! Sedotti e abbandonati per essere gentili, nella realtà “cornuti e mazziati”, così si sentono giustamente i lavoratori dell’API e proprio per questo pretendono risposte, assicurazioni, impegni precisi da parte delle istituzioni e dalla politica in senso lato! Le prime risposte davvero sembrano deludenti, alcune sfociano nel ridicolo o peggio ancora assordanti silenzi! Il Sindaco di Falconara Marittima Brandoni, un nome a garanzia di sicurezza, non trova di meglio che attaccare la Regione Marche (che ovviamente ha le sue pesanti responsabilità) per non aver autorizzato la costruzione delle 2 Centrali Turbogas al momento della loro richiesta, in quanto secondo lui per questa via si sarebbero superate tutte le avversità occupazionali! La Regione Marche, in quel momento, opportunamente decise di rispettare il suo Piano Energetico Ambientale negando la possibilità di realizzare la Centrale da 520 Mw in quanto non conforme alla sua programmazione energetica ma oltre ciò, solo uno sprovveduto può non capire che se solo ci si fosse abbandonati ai disegni aziendali, molto probabilmente l’attuale situazione di difficoltà occupazionale sarebbe stata semplicemente anticipata.  Basterebbe leggere i bilanci dell’azienda e seguire l’andamento dei mercati petroliferi per rendersi conto del trend negativo degli stessi, delle difficoltà attraversate da anni e del futuro plumbeo che si prospetta! Davvero c’è ancora qualcuno disposto a credere che un imprenditore che per definizione è tale in quanto realizzatore di  profitti, possa intraprendere una nuova iniziativa industriale (realizzazione di 2 Centrali e conseguente produzione e vendita di energia elettrica) per finanziarne un'altra in perdita e senza futuro (raffinazione di materiale petrolifero)? E veniamo alla Regione Marche!  C’era già scritto nel Protocollo d’Intesa del 2011che l’Azienda s’impegnava al mantenimento dei livelli occupazionali, "salva impossibilità sopravvenuta"! E in tempi di crisi mondiale del settore non era davvero prevedibile il sopravvenire di situazioni di difficoltà? E allora perché autorizzare quel rigassificatore tanto caro all’azienda, senza nemmeno chiedere al Governo centrale la sua programmazione nazionale per quanto attiene la valutazione in merito alla necessità di rigassificatori in Italia e conseguenti autorizzazioni?  Peraltro in un contesto in cui si dice si alla richiesta API e no a Gaz de France per la richiesta di Porto Recanati! Poi vi è qualche altro sciocco affabulatore che lancia l’idea di ritirare le autorizzazioni già rilasciate per la realizzazione del rigassificatore, pensando, per questa via, di recuperare i livelli occupazionali e magari accattivarsi la simpatia dei lavoratori! Peccato che noi si viva ancora in uno stato di diritto e non si possa far strame in un sol colpo delle norme che lo regolano; infatti il Protocollo d’intesa è un atto politico e in quanto tale rispondente semmai all’etica, alla morale, al rispetto tra le parti! Le autorizzazioni sono atti amministrativi con valore giuridico! Magari costoro sono gli stessi che 10 anni anni fa volevano negare il rinnovo della concessione ottenendo per tempo il risultato odierno! Ma per l’appunto, sono trascorsi 10 anni, chi si ricorda più! La coerenza ha tempi brevi! Così come l’assordante silenzio opportunista di un certo mondo ambientalista! Fatta questa lunga e doverosa premessa, è il tempo delle risposte serie!  La Raffineria API non sarà mai più come l’abbiamo conosciuta, purtroppo e per fortuna! Purtroppo, perché attorno ad essa ruota una considerevolissima parte dell’economia della nostra Provincia e non solo: 1500/2000 operai e tecnici (tra lavoratori diretti e indotto), il 50% dei traffici portuali e tutta la ricaduta sul terziario! Per fortuna perché L’API è sempre stata e rimane un’Azienda ad altissimo rischio per la salute e la sicurezza dei cittadini falconaresi, le cui lavorazioni e i cui livelli di sicurezza non potranno mai essere assicurati sino in fondo. Ora però la scelta sembra irreversibile! La labile speranza di una ripresa delle lavorazioni dopo il 2013 sembra davvero vana. Occorre quindi prospettare un piano industriale che si misuri con la situazione reale, verificando le opportunità concrete per riassorbire la stragrande maggioranza delle maestranze, anche, se necessario, attraverso un preciso piano di dismissione che non si limiti alla eliminazione dell’esistente ma si preoccupi molto più compiutamente della bonifica di un sito altamente inquinato, chiamando l’azienda ad assumersi le sue responsabilità, anche finanziariamente, magari dando stavolta concretezza a quell’art. 2 del Protocollo d’Intesa stipulato con la Regione Marche nel 2003, trasformando quel sito in un “polo energetico ambientalmente avanzato”! Già per questa via ci sarebbe lavoro assicurato per anni! Sull’altra sponda, le istituzioni tutte, a partire dal Governo centrale, assicurino tutti quegli ammortizzatori sociali per dare sicurezza a centinaia di famiglie in un momento di crisi terribile, risarcendo per questa via un territorio che tanto ha pagato in tutti questi anni di compresenza con la Raffineria.


Opposizione alla controriforma della Fornero

di Stefano Galieni
Sono passati turisti che guardavano attoniti, automobilisti e motociclisti che rallentavano e salutavano, qualcuno si è fermato a scattare una foto, altri hanno espresso piacere nel vedere in piazza le bandiere con la falce e il martello. Pomeriggio caldo quello di ieri, si votava in Senato la fiducia alla controriforma al mercato del lavoro. Per porre il testo al riparo da piccole modifiche e soprattutto per dare una pronta risposta ai diktat della Merkel, della Bce e dei “mercati”, il governo ha come ormai di norma evitato anche il dibattito in aula. Un dibattito che sarebbe stato animato soltanto dall’opposizione proveniente dai banchi dell’IdV e forse da una destra che sperava di ottenere ancora di più. Il tutto nell’assordante e imbarazzante silenzio assenzo del Pd. Quindi quattro votazioni, dopo aver spacchettato l’intero testo della riforma, due ieri nel tardo pomeriggio e due questa mattina. A protestare un presidio indetto dalla FdS, i manifestanti erano stati confinati in Piazza delle Cinque Lune, per non disturbare neanche con i propri slogan e con la propria presenza, i ritmi parlamentari, soltanto dopo una trattativa è stato permesso di avvicinarsi leggermente a Palazzo Madama, restandone comunque distanti. In piazza militanti di base e dirigenti nazionali della Fds, una parte consistente della segreteria nazionale del Prc e del PdCI, i leader di Lavoro e Solidarietà. Una presenza cospicua tenendo conto del fatto che il presidio è stato organizzato in poche ore e in orario di lavoro. Si sono alternati interventi al megafono in cui oltre a protestare per quello che si preannuncia come un vero e proprio salto nel passato per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, si chiedeva a gran voce la convocazione di uno sciopero generale. I manifestanti reggevano un lungo striscione giallo con su scritto “Giù le mani dall’articolo 18”. Quando sono iniziate le operazioni di voto alcuni ex senatori del Prc e del PdCI, sono potuti entrare in parlamento e dalle tribune hanno lanciato verso chi sedeva negli scranni, volantini che motivavano le dure critiche alla controriforma e che chiamavano alla mobilitazione. Gli ex senatori sono stati poi ovviamente espulsi. Il segretario del Prc Paolo Ferrero, presente in piazza ha dichiarato:«Con il lancio di volantini che abbiamo fatto oggi nell’aula del Senato, la Federazione della Sinistra ha portato nel palazzo la voce dei lavoratori: giù le mani dell’articolo 18, non votate la controriforma della Fornero. Continueremo nei prossimi giorni la mobilitazione in opposizione alla controriforma del lavoro, quella che non era riuscita nemmeno a Berlusconi». A poche centinaia di metri un altro presidio organizzato dalla Cgil indetto unicamente come forma di protesta rispetto al voto di fiducia. Un presidio in cui di fatto si critica il metodo della controriforma ma se ne condivide gran parte della sostanza. Ora il pacchetto antilavoratori passerà all’esame della Camera. Si procede in gran fretta, bisogna dimostrare all’Europa che se si tratta di azzerare i diritti, si è primi della classe, cosa importa se con questo intervento di macelleria sociale si sprofonda ancora di più nella crisi invece di affrontarla?


Cara compagna e caro compagno

di Marco AMAGLIANI
nel mese di Novembre si è celebrato il nostro 8° Congresso di Circolo da cui è scaturita la nomina degli organismi dirigenti dello stesso. Per l’ennesima volta ho avuto l’onore e lo dico senza retorica alcuna, di essere riconfermato membro del Direttivo e successivamente nominato Segretario dello stesso. Per la verità , debbo ammettere, di aver dato poco all’attività politica del Circolo negli ultimi anni. Impegni sempre più rilevanti, importanti ed impegnativi, sotto il profilo politico prima e successivamente amministrativo, di fatto m’hanno visto altrove. Ora la situazione per me s’è profondamente modificata e sono nelle condizioni di poter tornare a svolgere quei compiti che più di altri hanno caratterizzato il mio impegno politico, in quanto, questi si, relativi alle ragioni fondanti delle scelte ideali che nell’oramai lontano 1971 mi portarono alla prima richiesta d’iscrizione all’allora Federazione Giovanile Comunista. Davvero un’altra epoca, altri presupposti, altre motivazioni, speranze, idealità, entusiasmo. Di lì a poco, noi giovani comunisti, pensavamo (commettendo un gravissimo errore) che la nostra generazione sarebbe stata davvero la prima a poter assistere alla “trasformazione in senso socialista della società”! A ciò, certamente indotti dagli straordinari successi elettorali della battaglia referendaria sull’aborto del 1974, così come le amministrative del 1975 e le successive elezioni politiche del 1976. Il risveglio fu brusco, motivi di carattere nazionale prima ed internazionale poi, fecero si che la grande forza elettorale del P.C.I. (oltre il 34% dei voti alle Europee del 1984) venisse assottigliandosi, per volgere alla sciagurata scelta della cosiddetta “Bolognina”, di chiudere il sipario su quella che era stata la gloriosa storia del più grande Partito Comunista d’Occidente, il cui epilogo si ebbe nel Febbraio 1991. Erano passati esattamente vent’anni dalla mia prima adesione. Io e tanti altri, nelle Marche e in Italia, non ci demmo per vinti. Lottammo strenuamente contro la proposta di scioglimento del P.C.I. e la nostra “sezione” (così allora si chiamavano gli attuali circoli) fu un simbolo nazionale di quella battaglia, portando alle ragioni del no allo scioglimento, oltre l’80% dei consensi; nel contempo lavorammo per la nascita del Movimento per la Rifondazione Comunista prima ed il Partito poi. Sono trascorsi altri 20 anni dalla nascita del P.R.C. e lo stesso ha conosciuto alterne vicende, toccando picchi di consenso impensabili e tracolli altrettanto bruschi, sino alle Elezioni Politiche del 2008, che hanno visto l’esclusione dei comunisti dal Parlamento Italiano, per la prima volta nella storia repubblicana. Sembrerebbe, e forse lo è, una situazione disperata! Senza alcuna via d’uscita se tralasciamo il fatto che i comunisti sono cocciuti! Il ventennio berlusconiano, con la mole di nefandezze morali e politiche prodotte, il successivo “Governo tecnico” di Mario Monti, portatore di un’inequivocabile azione politica ed economica di destra, oscurata dallo scudo del risanamento, aggiunti al compiacente assenso di un Partito Democratico sempre più centrista e comunque asservito a qualsivoglia scelta liberista, rappresentano con grande evidenza le difficoltà del momento che stiamo attraversando. Le scelte operate dal Governo Monti, dalla previdenza piuttosto che il ritorno all’odiosa tassa sulla prima casa, dal tentativo di ridimensionamento definitivo del welfare passando per il rinnovato attacco all’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, ci dicono come in campo vi sia ancora, ove mai fosse scomparsa, una terribile fase di lotta di classe, con una variante; stavolta l’hanno scatenata loro, i cosiddetti poteri forti (Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale), quelli che un tempo definivamo semplicemente “padroni”. Hanno determinato una crisi economica di dimensioni planetarie a fronte di micidiali azioni speculative messe in atto ed ora pretendono il sacrificio e il sangue dei popoli per continuare a produrre i loro sporchi interessi! Oggi si è attaccato il popolo greco, chi sarà il prossimo? Il popolo spagnolo, il portoghese o perché no, quello italiano? Sono loro a decidere, sono loro la speculazione e Monti alla stessa stregua degli altri premier europei, il loro esecutore, il braccio armato. Tutto sembra sopito, anestetizzato, la stessa CGIL, alle volte tenta timidi “sussurri” di riscossa per poi rientrare nei ranghi, in nome di una sacrosanta ricerca di unità sindacale, assolutamente impossibile a senso unico, se non a prezzo della propria autonomia, storia e ragion d’essere. La sola FIOM tenacemente resiste! Da sola non può farcela! C’è bisogno d’una sponda politica che non può che essere rappresentata dai comunisti! Ecco, questa è la ragione che mi ha spinto, dopo oltre 30 anni dalla precedente elezione ad accettare la nomina a Segretario del Circolo di Falconara. Con grande umiltà e nessuna illusione, vorrei ricominciare a tessere la tela della ricostruzione dal basso di una forza comunista, capace di stare vicina ai bisogni reali della gente dentro un quadro che punta alla trasformazione totale della nostra società attraverso il superamento del sistema capitalistico. Perché ciò sia possibile, dobbiamo ritrovarci, riassaporare il gusto di stare insieme, di confrontarci e se necessario dividerci ma nella consapevolezza che identico è l’obiettivo finale. Questo lavoro, questo sacrificio anche personale che ci attende, è l’unica vera leva per sollevare le macerie prodotte dalla globalizzazione capitalistica, così come l’apatia e l’indifferenza che sempre più caratterizza la società italiana.


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il FALCO ROSSO marzo 2012



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vii congresso nazionale prc


In memoria del compagno Lucio (MAGRI)

di Carlo AMAGLIANI
Se n’è andato improvvisamente, “inspiegabilmente”e prematuramente (per chi non conosceva certi risvolti della sua esistenza), uno dei riferimenti più alti della mia militanza politica ed entusiasmante giovinezza. Il 28/11/2011 in una clinica svizzera a Bellinzona, all’età di 79 anni, attraverso un suicidio assistito ha scelto con lucida meticolosità, da non confondere con freddezza, di lasciare questo mondo (che come comunisti non ci appartiene) per ricongiungersi nella tomba con la sua cara compagna Mara (a Recanati), a cui era molto legato, con quella cura che, frenando l’angoscia ed il consiglio di amici e compagni che lo sconsigliavano, serve a conservare sino all’ultimo la propria dignità, il rispetto di sé a morire come si è vissuto: una grande lezione di signoria sulla vita e sulla morte! Non tutti, lo so, saranno in grado di comprenderla o rispettarla, molti saranno quelli che penseranno ad una fuga dalla depressione o dal suo fallimento politico:una meschinità che si accompagna anche alla rimozione della prospettiva della vecchiaia e della decadenza. Eppure ci sono stati anni, soprattutto tra il ‘60 e fine ‘70 in cui la vecchiaia era ancora rispettata, la TV non l’aveva ancora violentata ed il vecchio come la nuova sinistra (dentro e fuori il PCI) viveva quel tempo in una rete di relazioni, amicizie e solidarietà autentiche: nelle comunità si condividevano militanza e vivere quotidiano col calore della passione e di una speranza sempre viva! Sono passati solo trent’anni eppure sembrano secoli, e a ben pensare non abbiamo perso per le nostre idee (valide ancor più di ieri), ma per ciò che siamo diventati.  Lucio questo lo aveva compreso da anni, forse quando, dopo quattro anni di militanza in Rifondazione Comunista (’91-’95), decise di ritirarsi da incarichi politico-istituzionali verso un utile distacco per una illuminante interpretazione storiografica del più grande partito comunista d’Occidente: lo esprime chiaramente alla fine dell’introduzione nel suo ultimo lavoro ‘’ Il sarto di Ulm ’’ :”Sono cosi un particolare archivio vivente e in soffitta. Per una persona ormai anziana l’isolamento è dignitoso, ma per un comunista è il peccato più grave, di cui rendere conto. “L’ultimo dei Mohicani” può essere un mito, il comunista solo e arrabbiato rischia il ridicolo se non si tira da parte.   …non è vero che la storia passata,dei comunisti e di tutti, era già tutta predeterminata, cosi come non è vero che il futuro è tutto in mano ai giovani che verranno. La  “vecchia talpa’ ha scavato e continua a scavare, ma essendo cieca, non sa bene da dove viene e dove va o se gira in circolo. Chi non vuole o non può affidarsi alla provvidenza, deve pur fare ciò che può per capirlo e cosi aiutarla”. Un uomo cosi, con una tale vocazione eretica, mai domo, non se ne va per rinuncia, ma per profondo realismo e son sicuro per denunciare, anche in questo gesto estremo,la disumana condizione di un sistema capitalista degenerato che impone ai giovani la solitudine digitale e ai vecchi una solitudine ancor più odiosa, se accompagnata da accanimento terapeutico, scambiato per diritto alla vita e pietismo non richiesto. Abbiamo poche libertà in questa vita (per le più le nostre scelte sono dettate dal bisogno o da stati di adattamento); per favore lasciateci almeno quella di morire dignitosamente come s’è vissuto, soprattutto quando ci siamo espressi pienamente, prima che la solitudine ed il disfacimento irreversibile ci annienti come persona.
 
Lucio Magri, (1932-2011) esponente della sinistra critica del Pci, fu tra i fondatori nel ’79 del Manifesto, di cui fu anche direttore. Radiato dal partito nel 1970, divenne segretario del PdUP dal 1976 al 1984. Fu richiamato nella direzione del Pci in seguito a una profonda svolta proposta da Berlinguer. Dal 2000 al 2005 ha diretto una nuova ed autonoma serie della rivista del Manifesto.


per non dimenticare... mai

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(Bertold Brecht)


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Facile parlare. Lei dove avrebbe trovato i soldi?

«Primo: patrimoniale vera. Chi ha sopra un milione paga l’un per cento sull’eccedenza, chi ne ha 5 l’1,5, chi dieci il 2 per cento. Totale: 20 miliardi.
Secondo: tetto alle pensioni di 5mila euro, con divieto di cumulo. Totale: altri 20 miliardi.
Terzo: per chi ha aderito allo scudo fiscale, tassazione del dieci per cento. Altri 3/5 miliardi.
Quarto: dimezzamento delle spese militari, stop alle commesse di cacciabombardieri e ritiro dall’Afghanistan. Altri cinque miliardi».
Stop, ha superato persino Monti. Ma per lo sviluppo? «Basterebbe bloccare il progetto della Tav in Val di Susa per risparmiare circa 15 miliardi, da destinare a un piano di riassetto idrogeologico del Paese. Almeno 500mila nuovi posti di lavoro, senza ritrovarci a piangere altri morti e distruzione quando piove».
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falconara non è nell'illinois

di Massimo Marcelli Flori
Lo ammetto non sono un fine conoscitore dei vangeli, conosco un po’ quelli apocrifi grazie allo splendido affresco de “La buona novella”, ma “la pagnotta che prima va spezzata in famiglia e poi con il resto del mondo” davvero non l’avevo mai sentito. Questo nuovo messaggio evangelico l’ho ascoltato ieri in TV dal sindaco di Falconara, della mia città o meglio della città dove ancora risiedo, un messaggio che a ben vedere ne racchiude anche altri (ma non credo questo fosse l’intento dell’evangelista Goffredo). Un messaggio che giustifica le azioni e contemporaneamente vuol porre un nuovo mattone nell’edificazione della “fabbrica del consenso”, non so se il sindaco abbia letto Noam Chomsky o si sia affidato piuttosto a Pier Francesco Pingitore, sta di fatto che emerge il tentativo di alimentare artificialmente la divaricazione, la contrapposizione in poche parole la discriminazione (conosco poco i vangeli ma non credo vi sia un simile messaggio). L’esercito a Falconara per contrastare i senzatetto, come a Castelvolturno per contrastare i casalesi o a Genova per difendere il fortino dei padroni del mondo. L’esercito come un potente viakal per disincrostare le vie di Falconara dal calcare della diversità, ma l’esercito è solo l’ultima tessera di un domino iniziato anni fa con lo sgombero mediatico della baracca, anche lì televisioni e giornali ad immortalare l’ascesa del “Gentilini de noaltri” una brutta copia (e ce ne vuole) dell’ex sindaco di Treviso, proseguito poi con i contributi per i soli italiani, le cancellate per le pubbliche vie, le ordinanze contro il meretricio che peraltro non hanno debellato il fenomeno, l’hanno solo spostato in un palazzo romano e in alcune ville sarde. E ancora i controlli sui Kebab idealizzati come palestre per futuri miliziani di al-Qaeda o laboratori per raffinare cocaina, e per finire l’apoteosi della chiusura delle fontanelle pubbliche, ma su questo penso che le reali motivazioni siano dovute al risparmio economico perché qualunque altro motivo sarebbe davvero troppo stupido per immaginarlo reale, anche l’idiozia ha un limite. Sia chiaro, non mi piace né penso sia tollerabile che qualcuno faccia la cacca davanti al portone di casa, ma non mi piace nemmeno avere maggiori probabilità di morire di un cittadino di Macerata solo perché io sono costretto a respirare l’aria della raffineria mentre lui, di aria, sente quella dell’Aida proveniente dallo Sferisterio. E non mi piace chi evade le tasse chi non mi fa lo scontrino fiscale, chi mi dice 50 € con la fattura e 30 senza. Insomma se vogliamo fare l’elenco del mi piace/non mi piace penso che ogni persona potrebbe scrivere un gigantesco trattato. Con questo non ho nessuna intenzione di ridicolizzare né banalizzare un problema vorrei solo tentare di guardarlo ruotando la testa e osservandolo (capirlo è un’altra cosa) da diverse angolazioni. Perché è vero che non mi piace la cacca sull’uscio di casa, ma vorrei capire perché una persona è costretta a fare la cacca sull’uscio di casa, perché penso che la farebbe più volentieri nel bagno di casa propria, perché penso che gli uomini e le donne costretti a dormire sopra le lastre di eternit dell’ex montedison né farebbero a meno e perché Brandoni può crederci o meno ma un materasso che poggia su una rete all’interno di una abitazione qualunque, è sicuramente da preferire ad un materasso che poggia su una via laterale della stazione ferroviaria, mi creda sulla fiducia almeno questa volta. E invece è più facile non ruotare la testa, è più semplice avere una sola visuale anche se rischia di attivare esclusivamente il neurone dell’ottusità e poi da un’unica visuale risulta anche più semplice solleticare i pruriti, le paure più o meno recondite, ed è lì che fermenta l’intolleranza. Ecco, questo non perdono a Brandoni e alla sua corte, avere l’esatta consapevolezza di alimentare l’intolleranza e amplificare con compiacimento questo ignobile sentimento quasi si parlasse dell’unità nazionale. E resto convinto che senza l’alcol spruzzato nelle fiamme dell’intolleranza ma con la volontà di analisi e proposta non si dividerebbe a sua volta la cittadinanza in categorie contrapposte: i commercianti, il volontariato, i cittadini del centro e quelli di Palombina e chi più ne divide più ne metta. Senza alimentare artificialmente lo scontro si parlerebbe di una comunità aperta e solidale (a proposito di vangeli…) che prende atto di un problema e cerca di risolverlo in positivo con l’ottimismo della volontà che fa da mastice rafforzando il senso di comunità. Ma questa è una prassi difficile, occorre ascolto umiltà e disponibilità al dialogo e soprattutto pazienza constato invece come nella città dove ancora risiedo, i suoi piccoli burocrati abbiano scelto e cinicamente pianificato ben altra strada. E lo hanno fatto in tanti dai razzisti storici quelli che dell’intolleranza hanno fatto il logotipo dell’esistenza a quelli che premettono agli atti razzisti la carta d’identità di cattolico doc a quelli che usano intolleranza per rimpinguare l’interesse personale. Vorrei capire però se Falconara è ormai irrimediabilmente compromessa, se l’intolleranza ha definitivamente schiacciato i sentimenti di una città antifascista e democratica se i bambini che rappresentano lo specchio di una società sono ormai irrimediabilmente contaminati dal virus dell’egoismo e dal culto della sopraffazione sul diverso, ma soprattutto mi chiedo se ci sia ancora quel sentimento di umanità che differenzia l’uomo dalla bestia. E tanto per essere un po’ incoerente parlando di dialogo, ma dando sfogo almeno per una volta ad un sentimento poco nobile vorrei anestetizzare un po’ il pensiero di John Belushi e si, devo ammetterlo, “non sopporto più i nazisti dell'Illinois”.
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Ecco il nuovo sito di ESSERE COMUNISTI

essere comunistiEcco il nuovo sito di esserecomunisti.it. Non solo un restyling grafico (oggi si usa dire così…) ma molto di più. Lo abbiamo fatto nella convinzione che esserecomunisti.it deve diventare di più di un quotidiano online, dove proponiamo una selezione ragionata di articoli tratti da giornali e altre fonti di informazione, integrati con editoriali e redazionali che periodicamente la nostra redazione produce, che avete trovato e troverete ancora nella nuova versione. Perché pensiamo che un sito internet oggi rappresenti un punto non esaustivo, ma certamente importante per collegare le varie esperienze sociali e politiche in una generale discussione che può trovare una sintesi successivamente nelle tante vertenze territoriali che formano, alla fine, la politica locale del nostro Partito e, più in generale, della sinistra. In questi anni, esserecomunisti.it ha provato ad esercitare un ruolo di comunicazione non solo politica: abbiamo ospitato ogni giorno rubriche culturali, approfondimenti sui temi della scuola, del lavoro, dello sfruttamento; abbiamo creato sezioni di dibattito molto ampie, abbiamo seguito i lavori congressuali sia di Rifondazione che delle altre forze della sinistra e siamo intervenuti con “redazionali” su moltissimi argomenti. La risposta a tutto questo non è mai mancata: il sito ha registrato in questi anni migliaia e migliaia di contatti giornalieri, sfiorando le 10.000 visite quotidiane e dimostrando così di essere uno degli spazi internet della sinistra comunista più apprezzati. L’avvento impetuoso dei social network ci ha imposto di adeguare esserecomunisti.it a questo fenomeno, per provare a rendere interattivo il sito anche attraverso la pubblicazione dei suoi articoli e delle sue sezioni su Facebook, Twitter e su altri strumenti di condivisione delle idee e delle esperienze personali. Nella nuova versione del nostro/vostro spazio web avrete davvero la possibilità di pubblicare ogni articolo, di fornire un commento sulla vostra pagina di Facebook o cinguettando più volte al giorno su Twitter. L’interattività diventa uno degli aspetti di grande novità di questa nuova veste del sito: commentare, rispondere ai commenti; insomma, creare dei “piccoli” forum sui temi di più scottante attualità e dinamismo polemico. Questo sarà possibile alla fine di ogni pezzo inserito. Tutto sarà a vostra portata di mano: il box di ricerca approfondita vi permetterà di selezionare gli oltre 33.000 articoli per autore, data, categoria. Non potrà quindi sfuggirvi niente. Parimenti ogni singolo articolo sarà sempre corredato dalle “taggature”, ossia dalle “parole chiave” con le quali viene contrassegnato, evidenziate in piccoli rettangolini blu a margine del testo, cliccabili e riportanti a tutti quegli scritti che, appunto, hanno una radice comune, una linea di collegamento attraverso singole parole, nomi, concetti. Ci piacerebbe conoscere le vostre opinioni in merito, per questo vi invitiamo a scrivere i vostri commenti e ad inaugurare il “dibattito” cliccando su questo link UNA NUOVA AVVENTURAQuindi, compagne e compagni, amiche ed amici, navigatori di tutta la rete, partiamo con questa nuova avventura. Nuova e dal sapore di un recente passato che porta veramente con sé tutto il suo bagaglio di esperienza e la sua voglia di appartenere a quel mondo alternativo che è la nostra proposta, che è la nostra voglia di fare politica per il più lontano ma necessario orizzonte comunista. Grazie per aver visitato esserecomunisti.it in questi anni, grazie per averlo fatto oggi e grazie anticipatamente per il domani: per le vostre visite, i vostri links, i vostri commenti, per non aver perso la speranza e aver continuamente alimentato la passione comunista che ci anima e che continuerà ad essere la nostra sicura bussola. Buona lettura, buona navigazione a tutte e a tutti!
Mauro Cimaschi e Marco Sferini


Indignati a favore della patrimoniale

Noi sottoscritti cittadini italiani siamo indignati.
Il governo, con la scusa della crisi economica e della speculazione, vuole demolire lo stato sociale, i diritti dei lavoratori, la democrazia nel paese.
Il tutto per difendere privilegi e grandi ricchezze.
Noi proponiamo una politica economica rovesciata, a partire da:
Tassa sui grandi patrimoni al di sopra del milione di euro.
Lotta all'evasione fiscale, facendo pagare per intero le tasse a chi ha usato lo scudo fiscale
Dimezzare le spese militari. Basta con la guerra in Afghanistan e in Libia
Dimezzare gli stipendi delle caste e mettere un tetto agli stipendi dei manager
Le aziende che delocalizzano devono restituire i finanziamenti pubblici
Bloccare le grandi opere inutili come la TAV e il Ponte sullo
Stretto e usare quelle risorse per un grande piano di sviluppo delle energie alternative e di riassetto idrogeologico del territorio.

110816volantinomanovra110816modulo

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rassegna stampa 23.06.2011 (Circolo Gramsci)

il P.E.A.R. non si tocca!

 di Marco AMAGLIANI
Nella Regione Marche, in prima assoluta si è sperimentato quello che è stato definito "un laboratorio politico", cioè a dire, la rottura a sinistra con l'esclusione della stessa dal Governo dell'Amministrazione Regionale a fronte dell'abbraccio politico con l'U.D.C.. Tutto ciò, ovviamente, non poteva che determinare uno spostamento a destra dell'asse politico regionale con la conseguente modifica o più propriamente stravolgimento dei punti salienti che avevano caratterizzato la precedente esperienza con l'abbattimento delle sue "casematte" programmatiche. Tra le altre, la più discussa, controversa, avversata, proprio perchè la più innovativa, lungimirante, illuminata ed illuminante a fronte degli interessi che si vogliono rappresentare! Mi riferisco certamente al P.E.A.R. (Piano Energetico Ambientale Regionale)!  In merito al piano in questione, da sempre sento parlare di necessarie verifiche e possibili modifiche. Forse è bene precisarlo ancora una volta; il P.E.A.R. non è modificabile nella sostanza, o lo si fa vivere o lo si distrugge! Non se ne possono tessere le lodi o benedirlo in determinati frangenti( vedi ultima campagna elettorale Governatore Spacca) e poi di fatto operare per distruggerlo! Proprio questo è il bivio a cui siamo giunti! L'Azienda API che non ha mai lesinato i suoi strali contro questo strumento programmatico, con coerenza gli porta l'attacco finale, in quanto oggettivamente lesivo dei propri interessi. Comprensibile ancorchè non condivisibile! Lo fa nel solco di un comportamento oramai consolidatosi nello schema imprenditoriale italiano. Marchionne docet! Si approvino i miei progetti (Rigassificatore nel tratto di mare antistante la Raffineria e le 2 Centrali da 520 e 60 Mwt) o per converso pesanti ripercussioni sui livelli occupazionale dell'Azienda stessa. Le preoccupazioni e le conseguenti prese di posizione dei lavoratori e delle Organizzazioni Sindacali ovviamente risentono comprensibilmente di tale aut-aut e a questo si piegano. Qual'è la differenza tra l'atteggiamento della Direzione dell'Azienda API in questa situazione e quello del "buon Marchionne" in quel di Pomigliano, Mirafiori o alla Bertone? Semplicemente che l'Amministratore Delegato FIAT ha portato il suo attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori, qui, nello specifico, l'attacco viene portato al diritto alla salute e alla sicurezza di un intero territorio. Ma ripeto, l'imprenditore fa il suo mestiere, il suo fine è il profitto! Può alfine determinarsi un giudizio etico, peraltro assolutamente soggettivo ma nulla più! Diverso e opposto il ragionamento valido per i nostri amministratori regionali, coloro che hanno ricevuto un consenso elettorale anche a fronte di una solenne promessa di consolidamento del P.E.A.R.; ora cosa dicono? Che significa l'indicazione dell'esecutivo regionale di chiedere un rinvio di 2 mesi della Conferenza dei Servizi Nazionale prevista per il 19 Maggio p.v.? In questi 2 mesi si deciderà che cosa? Cosa si è modificato nella realtà marchiagiana e cosa potrà accadere, tanto da indurre al superamento e non già la modifica del P.E.A.R.? Il risparmio energetico, il ricorso alle rinnovabili e la coogenerazione distribuita sul territorio e nei suoi distretti industriali, non sono più un valore in sè? Quel 20% di riduzione di gas climalteranti, 20% di ulteriore risparmio energetico e 20% di aumento al ricorso di energie rinnovabili che sono il cuore del P.E.A.R. Marchigiano così come richiesto dalla Comunità Europea e da tutti i dettati internazionali, da Kyoto in avanti, non hanno più ragion d'essere? Gli ultimi dati ENEL, ci dicono di circa 4500 connessioni d'impianti fotovoltaici alla rete a far tempo dal 2010 ad oggi per una potenza complessiva di 182 Mwt. Da solo, questo dato, rappresenta quasi il 25% di quegli 850 Mwt attesi al 2015 dal nostro piano di programmazione energetica a copertura del fabbisogno regionale! Perchè allora non lavorare con rinnovato impegno sugli altri capisaldi del P.E.A.R., invece che cedere alle sirene interessate di pochi a fronte dei sacrosanti diritti di tutti? Si sblocchino i cantieri degli impianti eolici attraverso un deciso intervento sulla Sovrintendenza Marchigiana che da anni blocca ogni qualsiasi iniziativa in tal senso in ossequio a personalissime concezioni paesaggistiche, s'incentivi con forza e determinazione la coogenerazione distribuita sul territorio attraverso centrali di piccola taglia, rispondenti alle necessità dei luoghi, determinando la produzione di energia dove serve, quando serve e nella quantità necessaria ed allora i risultati non tarderanno a vedersi! Le 2 Centrali API e il conseguente Rigassificatore non hanno nulla a che vedere con quel "Polo energetico ambientalmente avanzato" previsto dal Protocollo d'intesa stipulato nel 2003 tra la Regione Marche e la Direzione della Raffineria API. E ancora! Dovremmo forse credere alla dichiarazione d'intenti della Direzione API, secondo la quale, attraverso i profitti dell'intervento sinergico di Rigassificatore e Centrali si copriranno i circa 100 milioni di deficit annui (4 euro a barile in uscita) della Raffineria e con essi la garanzia per la tenuta degli attuali livelli occupazionali? Le uniche garanzie sono i 25/30 posti che l'Azienda stessa dichiara necessari per il funzionamento a regime dei nuovi impianti! Il resto è e rimane materiale di discussione per la categoria dei buoni propositi, certificati da nulla e da nessuno! Oggi come ieri, non essendosi modificato alcunchè, occorre ribadire un NO deciso alla Centrale Termoelettrica da 520 Mwt, proprio perchè non in linea con la programmazione regionale.Per quanto attiene la richiesta di autorizzazione per un Rigassificatore da parte dell'API a largo della costa falconarese, così come quello richiesto dal Gaz de France su Porto Recanati, si eviti di scaricare sulle spalle dei tecnici attraverso la dichiarazione di VIA (Verifica impatto ambientale) una responsabilità che non può che essere solo ed esclusivamente politica! Si rivolga al Governo Centrale un quesito in merito alla propria programmazione energetica. Quanti rigassificatori previsti per il fabbisogno energetico del nostro Paese? E di questi, quanti nell'Adriatico oltre quelli esistenti? Ove ne necessitino ancora, dove gli stessi producono minor impatto? E' plausibile pensare che quel territorio definito "Zona AERCA" e cioè ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale possa essere considerato escluso in quanto non propriamente vocato alla previsione di tali ulteriori insediamenti? In assenza di risposte chiare e coerenti in tal senso, non può esservi alcun dubbio; l'intesa Stato -Rerione per la realizzazione dei Rigassificatori deve essere coerentemente negata, nel rispetto anche del deliberato delle Autonomie Locali che in tal senso si sono pronunciate, con un no chiaro e netto, a partire dall'Amministrazione Provinciale di Ancona che ha ribadito tale inequivocabile volontà.
Marco Amagliani, Segretario Provinciale P.R.C. Ancona (ex Assessore Regionale all'Ambiente)
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La concezione delle istituzioni dell’amministrazione Brandoni

Mi è arrivato nella mia casella di posta elettronica un comunicato stampa spedito dall’addetto stampa del comune di Falconara marittima dal titolo:  “COMUNICATO STAMPA COMUNE DI FALCONARA MARITTIMA 12/04/2011”.
Ora aldilà del merito, del contenuto, sul quale siamo alle ormai consuete farneticazioni, ciò che mi ha colpito è leggere nel corpo del comunicato un virgolettato del capogruppo del PdL: “Il PDL falconarese – commenta il Capogruppo Marco Giacanella – non può accettare e rimanda al mittente invece le proposte del PD come l’utilizzo dei container che rischiano la rivitalizzazione di strutture come il Campo nomadi…”.
Ecco la concezione delle istituzioni e l’assenza completa di pudore etico. Dall’ufficio stampa del comune di Falconara, non dalla sede di forza Italia viene inviato un comunicato stampa di un partito che ne esprime la posizione politica.
Delle due l’una: o ho preso un granchio colossale perché in realtà Brandoni consente ad ogni gruppo consiliare di utilizzare le strutture e gli uomini addetti alla comunicazione del comune di Falconara per comunicati stampa (ma in questo caso invito Antonio, Emanuele e Loris alla prova sul campo…) oppure come credo invece, facendo un titanico processo alle intenzioni, la concezione delle istituzioni come roba propria è ormai penetrata stabilmente al castello.
Sembra tanto la metafora di Aronne Piperno “l’ebanista” del Marchese del Grillo.
Ovviamente sono pronto a scusarmi immediatamente con la democratica e plurale giunta falconarese se davvero di granchio si tratta...
Massimo Marcelli Flori
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Nucleare, il governo vuole “nascondere” le centrali

Il governo vuole cancellare l’obbligo di indicare dove intende realizzare i siti delle centrali nucleari. E’ questa la proposta che l’esecutivo domani porterà in commissione congiunta per variare la vecchia versione su cui la Corte Costituzionale aveva imposto delle correzioni per aumentare il peso delle singole regioni interessate e coinvolte nello sviluppo delle centrali. Ma nella nuova versione l’obbligo di pubblicità potrebbe essere abrogato. A riportare la notizia è il sito internet Linkiesta.it che ha confrontato le due versioni del testo. Il nuovo decreto recepisce le richieste della Corte Costituzionale ma modifica anche l’articolo 8, relativo alla “definizione delle caratteristiche delle aree idonee alla localizzazione degli impianti nucleari”. La norma, si legge, prevede infatti che il legislatore definisca nel dettaglio “uno schema di parametri esplicativi dei criteri tecnici, con particolare riferimento a popolazione e fattori socio-economici, idrologia e risorse idriche, fattori meteorologici, biodiversità, geofisica e geologia, valore paesistico, valore architettonico-storico, accessibilità, sismo-tettonica, distanza da aree abotate e da infrastrutture di trasporto, strategicità dell’area per il sistema energetico, rischi potenziali indotti da attività umane. Questi criteri sono rimasti intatti nelle due versioni di decreto legislativo”. Quello che risulta modificato, nella versione che sarà discussa domani alla Camera e deve essere approvata in tempi strettissimi, sono i criteri di pubblicità delle aree idonee. “Nella versione iniziale – scrive Linkiesta - si prevedeva che la definizione dei criteri e lo schema definitivo fossero pubblicati sui siti internet di tre ministeri, dell’Agenzia per il nucleare e su almeno cinque quotidiani a diffusione nazionale. Questa pubblicità massima serviva perché gli enti locali interessati potessero formulare le proprie obiezioni. Anche le consultazioni con gli enti locali interessati, e le motivazioni del loro eventuale rifiuto, dovevano essere pubblicate sugli stessi siti internet e gli stessi quotidiani. Nella versione in discussione da domani, quella che è stata richiesta dalla Corte Costituzionale per tutelare una maggiore trasparenza, tutto questo è sparito. Si legge che i commi 2 e 3 che sancivano questi obblighi sono stati semplicemente abrogati”
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proposte

1)  Sostegno al reddito, tagliando le tasse ai lavoratori e pensionati, introducendo un reddito sociale per i disoccupati, garantendo la cure agli anziani non autosufficienti. Come? Mettendo una tassa patrimoniale al di sopra degli 800.000 euro e con la lotta all’evasione fiscale.
2)  Creazione di nuovi posti di lavoro, con un piano di riconversione ecologica: messa in sicurezza, risparmio energetico ed alimentazione a energia solare di  tutti gli edifici pubblici, riassetto idrogeologico del territorio, potenziamento del trasporto pubblico locale per una mobilità sostenibile. Come? Tagliando i finanziamenti per le centrali nucleari e le grandi opere inutili e dannose: Ponte sullo stretto,  Mose,  Alta Velocità sulla Torino Lione.
3)  Blocco delle delocalizzazioni delle imprese. Come? Facendo restituire alle imprese che delocalizzano tutte le agevolazioni e i finanziamenti pubblici ricevuti.
4)  Finanziamenti adeguati per scuola, università, cultura e ricerca pubblica. Come? Tagliando le spese militari e ritirando i militari dall’Afganistan.
5)  Blocco dei licenziamenti e stabilizzazione dei precari nel pubblico impiego. Come? Tagliando gli stipendi dei Parlamentari, le consulenze dorate, gli Enti e le Società inutili.

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rassegna stampa

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