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la Zanzara | |
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ore 5,35 del 25 agosto 1999 |
In ricordo di Mario Gandolfi, Ettore Giulian e di una città che ha creduto di potersi liberare dalla schiavitù.Da allora tante cose sono successe tante parole sono state dette fino al definitivo deposito della lapide sul futuro di Falconara.
A chi ancora si domanda il perché e nella vela mostra orgoglioso le zampe del cavallo, a chi pensa che servendo fedelmente il padrone le briciole prima o poi si raccolgono, a chi crede che tanto a me non succede, a chi meglio se succede a te, a chi tanto ci sarà il nucleare che vuoi che sia una centrale elettrica, ai cerchiobottisti del "ma anche", ai declamatori professionali, a tutti coloro che si sono sempre volutamente disinteressati del corso delle cose, a chi tanto ormai siete compromessi, a chi voglio più soldi e a chi voglio più salute, a chi vuole più salute ma anche il portafoglio gonfio di soldi, a chi imita Barigèlo e a chi imita se stesso, al cloroformio dell’indotto futuro e alla cocaina delle bollette meno care, ai tatuatori dell’armiamoci e partite, ai dispensatori di verità inconfutabili, a chi almeno comprassero l'Ancona e a chi almeno comprassero casa mia, al fotovoltaico di Pollenza, alla città di servizio, al bucato delle stive, all'acetone per i piedi, al petrolio che finirà e alla consigliatura che passerà, al maggiordomo del conte e al sapone che sta bagnando il cappio che pende su noi. Massimo |
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Mobilitare insieme tutte le opposizioni |
di Cesare SALVILa crisi politica interna alla maggioranza non si traduce ancora in crisi di governo, né è facile prevedere se ciò accadrà alla riapertura del Parlamento a settembre. Finora infatti la partita si gioca prevalentemente all’interno delle oligarchie al potere: il sistema politico di centro destra ma anche gruppi di potere finanziario e industriale, i quali sembrano preferire la continuità del governo Berlusconi-Bossi-Fini che finora è stato totalmente allineato alle posizioni e alle richieste del padronato, da Marchionne in giù. Lo stesso Berlusconi probabilmente non è del tutto sicuro dell’esito delle elezioni anticipate che pure minaccia, particolarmente con riferimento al voto per il Senato. Molti, anche a sinistra, ritengono che in caso di crisi di governo sarebbe preferibile, rispetto alle elezioni anticipate, un governo variamente definito come tecnico o di transizione. Temono il rischio, altrimenti, di una nuova vittoria di Berlusconi. La preoccupazione non è priva di fondamento, ma la ricetta è sbagliata. L’Italia non ha bisogno di indefinite transizioni, nelle quali inevitabilmente un peso dominante assumerebbero le tecnocrazie ansiose di continuare, e non certo di modificare e tantomeno invertire, le politiche economiche e sociali di Berlusconi e Tremonti. La ricetta giusta è un’altra e richiede in primo luogo una capacità di mobilitazione unitaria da parte delle opposizioni. E’ positivo che il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, abbia per la prima volta indicato la volontà del suo partito di riunire le opposizioni per costruire, in caso di elezioni, un’alleanza di alternativa a Berlusconi e Bossi. La Federazione della sinistra ha assunto un’analoga posizione da qualche tempo e ribadisce la sua disponibilità a fare la propria parte. Ma se si vuole evitare che la partita continui ad essere giocata solo all’interno delle oligarchie di potere, occorre che l’unità dell’opposizione si manifesti da subito, sin da settembre, in una mobilitazione unitaria che indichi la comune volontà di contrastare le politiche del governo sul piano sociale, sul piano della difesa della costituzione democratica, sul piano dell’etica pubblica e della questione morale. Su questi tre grandi temi una mobilitazione unitaria delle forze di opposizione consentirebbe, da un lato, di rendere evidenti le ragioni vere per le quali è giusto che questo governo vada a casa, dall’altro, sarebbe la premessa per rendere chiare le motivazioni di un’ alleanza democratica alternativa al governo delle destre, pronta ad affrontare le elezioni politiche unendo quella maggioranza di italiane e di italiani che non vuole che Berlusconi, Bossi e Fini continuino a governare colpendo i fondamenti della nostra democrazia, i diritti sociali e del lavoro. |
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La lotta di classe in Italia |
di Dino GrecoDomenica abbiamo pubblicato, pressoché per intero, il testo di quello che viene spacciato per accordo e che in realtà è (come hanno osservato, fra gli altri, due ex segretari generali della Cgil e il più prestigioso leader che la Cisl abbia mai avuto) un editto imposto dalla Fiat, con il bastone sul tavolo, ai lavoratori dello stabilimento di Pomigliano. Abbiamo voluto riprodurlo tal quale, e non semplicemente riassumendone il contenuto, perché quella prosa, ossessivamente ripetitiva nel rimarcare i poteri arbitrari sussunti dall’azienda e le punizioni contemplate per i lavoratori o i sindacati dissenzienti, è di per se stessa un manifesto di inaudita arroganza padronale. Ve ne raccomandiamo la lettura. Si vedrà come forma e contenuto si rincorrano nel riplasmare - normativamente e stilisticamente - il quadro asimmetrico di relazioni dentro cui, nel futuro, si dovranno iscrivere i rapporti fra il management aziendale ed i lavoratori, fra il padrone e l’operaio, fra chi comanderà e chi dovrà soltanto - e silenziosamente - ubbidire. Eppure, malgrado l’assalto all’arma bianca scatenato contro la Fiom - con pochissime eccezioni - da organi di governo, partiti della maggioranza e dell’opposizione parlamentare, gli uomini di corso Marconi sono nervosi. La fiaccolata di sabato promossa ad imitazione della manifestazione con cui nel 1980 i quadri e gli impiegati dello stabilimento torinese spensero la lotta operaia contro i licenziamenti, si è risolta in un flop. Quello che doveva essere un rito propiziatorio, in vista dell’odierno referendum, non è andato bene. E la Fiat lo sa. Sa anche che essa potrà estorcere un consenso solo formale a persone che voteranno in condizioni di illibertà. Per questo non si fida. Ed ecco allora farsi strada, nella compagine aziendale, l’ipotesi inimmaginabile, la più spregiudicata e dirompente. Si costituirebbe una nuova società che rileverebbe lo stabilimento, i macchinari e, fra i dipendenti, solo quanti aderissero manifestamente ad un contratto aziendale coerente con la proposta Fiat. Insomma, una soluzione piratesca che fino a ieri avevamo visto praticare soltanto dai padroncini dei laboratori della subfornitura manifatturiera, i quali - con escamotage simili a questo - hanno tante volte cambiato nome e ragione sociale alla propria microimpresa, dalla sera alla mattina, lasciando per strada i lavoratori, per poi riassumerne una parte soltanto, liberandosi di tutti gli indesiderabili. Non sappiamo se la Fiat voglia davvero oltrepassare la soglia al di là della quale c’è spazio soltanto per la più barbara oppressione sociale. Certo è che le condizioni politiche che alimentano gli “spiriti animali” del capitalismo nostrano ci sono tutte. In primo luogo un governo indecente, che si schiera senza batter ciglio con un’azienda che, dopo aver beneficiato per decenni di finanziamenti pubblici, si appresta a chiudere lo stabilimento di Termini Imerese (sostenendo che in Sicilia si può produrre solo in perdita) e minaccia ora di cancellare anche quello di Pomigliano, nel caso in cui i lavoratori non si pieghino a subire condizioni servili; un governo che si genuflette davanti ad un atto di imperio che fa passare l’investimento industriale per una generosa concessione e non per un doveroso impegno verso la comunità operaia che ha fatto, per tre generazioni, le fortune di una famiglia imprenditoriale. Si vuole cancellare dalla memoria storica dei giovani lavoratori la consapevolezza che il padrone il lavoro non te lo dà, ma se lo prende. E che tu non gli devi nulla, se non le tue braccia e la tua onesta fatica, mentre è lui che deve tutto a te. Non avremmo mai pensato che a questi rudimenti dell’alfabeto sociale si sarebbe tornati. Ma a questo siamo. E del resto, come meravigliarsi, se fra gli uomini e le donne del Pd che avallano questa ecatombe di diritti tiene banco la cruciale discussione se sia il caso, fra loro, di chiamarsi ancora oppure no “compagni”. |
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fermiamo l'assuefazione |
di Massimo Marcelli Flori Si, sabato mattina ero al mare, al solito posto a Palombina qualche ora di sole prima che l’annunciata inclemenza del tempo costringesse tutti ad un precipitoso anche se pianificato rientro a casa. La tipica mattinata falconarese, i commenti sui mondiali di calcio e sull’assenza delle mezze stagioni, quattro salti sotto la rete del beach volley l’improbo tentativo di impedire a mio figlio di fare il bagno con la colazione ancora da digerire. Si dirà, tran tran quotidiano di una estate ormai solita, ormai tradizionale. Solito e tradizionale come il girovagare degli uomini carichi di fermacapelli, fazzoletti e bigiotteria tra gli ombrelloni variopinti e il dolciastro delle creme solari. A quel girovagare speranzoso e stanco mi sto abituando, una pericolosa assuefazione, quasi quegli uomini facessero legittimamente parte di un presepio estivo, come le alghe, le meduse, la puzza dell’API e le chiazze di catrame sulla battigia insomma di ciò che offre la nostra cittadina. So bene di poter essere smentito, ma non ricordo un solo negozio a Falconara vendere i medesimi oggetti proposti tra gli ombrelloni ecco perché mi pare difficile giustificare lo spopolamento del commercio in piazza Mazzini con l’incedere del commercio abusivo di collanine e braccialetti in riva al mare. Però l’immagine è tutto cosi ormai ci si abitua e piano piano si interiorizza la cultura dell’odio che qualche improvvisato burocrate cerca di veicolare sfruttando la cinica ricerca di un capro espiatorio per poter sfogare gli istinti più beceri. Questo ha rappresentato la “retata” organizzata dalla paura. La divisa (verde o blu non importa poi molto) gli scarponi, il potere, la forza che schiaccia, il pugno di ferro! Perché in fondo scorgere poveri cristi che corrono in riva al mare e stanarli dai loro turpi traffici illegali è già di per se una soddisfazione se poi questo avviene in sinergia tra le forze dell’ordine già, l’ordine, la sensazione di protezione avvolge ogni falconarese come un piumone caldo in pieno inverno. Mi si dirà la legge è la legge! Un po’ quello che hanno detto a Patrizia D’addario per non aver fatturato le prestazioni di palazzo Grazioli, la legge è la legge, anche una scopata va fatturata e sia chiaro con l’IVA al 20%, niente furbizie non si tratta di risparmio energetico. Era sabato e l’ingente spiegamento (senza retorica) con l’occupazione strategica dei sottopassi mi ha fatto tornare in mente i giorni di Genova anche lì sottopassi, anche lì ingenti spiegamenti, certo i furgoni sono carichi di centinaia di bandane e braccialetti, alcuni occhiali da sole e una pistola giocattolo che spara bolle di sapone ma l’illuminazione negli occhi è la stessa. In questa commedia surreale è stato coinvolto anche il corpo dei vigili urbani che, ne sono certo, ne avrebbe fatto volentieri a meno, un po’ perché non sono aguzzini, loro, un po’ perché se “straordinario” deve essere almeno servisse a qualcosa. Il resto lo ha fatto l’italica cultura del più forte. L’ormai ripetitivo comunicato stampa del comune sul quale diventa anche difficile ironizzare perché autoironico da solo, basta leggere: “È questa una delle più significative operazioni realizzate grazie alla sigla del “Protocollo sulla Sicurezza” per contrastare le irregolarità sulle nostre spiagge, al fine di garantire a tutta la cittadinanza ed ei turisti sicurezza e protezione”. Si, c’è scritto proprio protezione, varcati irrimediabilmente ma penso consapevolmente i confini del ridicolo. Ma non è tutto, la domenica successiva un quotidiano nazionale titola “BLITZ CONTRO I VU’ CUMPRA’” apoteosi, quando il lessico è un manifesto culturale. Sono uomini, signori giornalisti, UOMINI non VU’ CUMPRA’, uomini disperati, uomini che, come i piccoli montanelli della vallesina, vogliono bene ai loro figli alla loro famiglia alla quale spediscono i ricavato che resta di quei braccialetti e di quelle collanine (ovviamente tolta l’usura dei 400€ al mese per vivere in 10 in 60 metri quadrati), UOMINI che vivono in un paese ostile che li usa quando servono e li caccia quando logori, UOMINI che a Falconara rappresentano l’odiata trasposizione della britannica caccia alla volpe. Non si può restare inermi, non si può attendere che l’assuefazione prenda il sopravvento ed elimini dalla nostra anima anche quel barlume di umanità che c’è rimasto, se c’è rimasto. Ma cattolicissimo Brandoni, si, quello del crocefisso in tutte le stanze del comune ha mai letto il vangelo che proprio quel Cristo predicava? “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” sai che significa Goffredo? Hai visto gli occhi di quegli uomini? Li hai visti? E allora te lo auguro di cuore, ti auguro di essere trattato cosi, ti auguro di dover scappare in burkina faso per vendere gli adorati ciondoli raffiguranti il cavallo alato dell’API e ti auguro di ottenere lo stesso trattamento che con insospettabile sadismo e penso autocompiacimento (altrimenti non firmeresti quegli incredibili comunicati stampa) stai riservando a chi chiede aiuto. In questa Falconara ormai stuprata nella sua cultura e nella sua indole solidale dove accoglienza e solidarietà hanno guidato anche i periodi più bui dell’arrivismo e della cementificazione, sono certo che qualcuno avrà plaudito alla prova di forza, a quello scarpone che schiaccia la formica, magari proprio quel commerciante che si lamentava della presenza delle badanti straniere in piazza Mazzini perché dopo aver “doverosamente” pulito il culo agli anziani falconaresi mentre i figli se ne stanno al mare non avevano nemmeno il diritto di parlare tra loro e pensa te, addirittura in piazza! Sono certo che vista l’ottusità ripetutamente dimostrata, le mie confuse parole verranno lette come l’attacco politico dei comunisti per vincere le elezioni, questo è pateticamente normale e in fondo non mi aspetto altro, forse invece egoisticamente rappresentano quel tavor indispensabile anche se non sufficiente a non far prevalere la rabbia ad evitare che il disgusto e lo schifo che provo si trasformi in altro. |
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"mignottocrazia" |
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perequazione e speculazione non sono sinonimi! |
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In urbanistica rientrano in un concetto ampio di Perequazione i vari meccanismi di distribuzione dei diritti edificatori tra i proprietari. È definita come l'attribuzione di un valore edificatorio uniforme a tutte le proprietà che possono concorrere alla trasformazione urbanistica di uno o più ambiti del territorio, prescindendo dall’effettiva localizzazione della capacità edificatoria sulle singole proprietà e dalla imposizione di vincoli di inedificabilità ai fini di dotazione di spazi da riservare alle opere collettive. La '''speculazione edilizia''' è una manovra che vuole lucrare sull'andamento de Bene immobile, con l’acquisto e la vendita di terreni ed edifici in fasi successive. Essa riguarda l'acquisto e la successiva vendita di beni immobili con il fine specifico di guadagnare tra il costo di acquisto ed il prezzo di vendita. |
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da CSA Kontatto: Dichiarazione di Resistenza verso Goffredo Brandoni e la sua giunta |
![]() Abbiamo collettivamente deciso di non assistere da spettatori a questo consiglio comunale, ruolo che vi piacerebbe imporci, perchè da tempo abbiamo scelto di vivere le nostre vite da protagonisti, che si sporcano le mani davvero per quello che credono, magari anche accettando il rischio dell'errore, ma senza mai chinare la testa, accettare diktat o ultimatum da chicchessia, oppure obbedire senza ragionare, discutere, confliggere. Ma non assistiamo da spettatori anche perchè non riconosciamo più questo luogo, in questo preciso momento, come il luogo della democrazia, benchè “solo” rappresentativa. Questa non è una asserzione ideologica né prevenuta, bensì una constatazione di fatto. Nel senso che non siamo preventivamente contrari e antagonisti ai processi della rappresentanza, al rispetto del voto e della decisione emanata da chi ne ha facoltà e diritto. La democrazia rappresentativa è “cosa buona” (benchè non sostituisce mai quella, migliore, diretta e partecipata...) quando resta legata, immanente e aperta al confronto con i movimenti della società che la esprimono e la orientano di volta in volta, e mai il contrario. Questo per noi è il bello, autentico, della democrazia. Il nostro modo di fare comunità, cultura, movimento, e a volte anche politica, segue questo parametro essenzialmente e assolutamente democratico. Oggi, e da qualche anno, a Falconara, non è più così. (continua) |
safari a Falconara |
Ho letto tra l'incredulo e il rassegnato un delirante comunicato stampa spedito dal comune di Falconara, lo allego qui sotto (non ho resistito ad aggiungerci dell’ironia che è l’unico modo che istintivamente ho trovato per placare la rabbia).D’accordo che chi scrive esegue, una sorta di manovale del calamaio, ma a scuola mi hanno insegnato che poi bisogna rileggere, bisogna verificare se esistono errori se si sono scritte sciocchezze, penso che tutto ciò sia stato fatto, quindi ciò che è scritto è davvero ciò che si voleva scrivere!
Ma come si può essere cosi profondamente ipocriti da affermare: “E’ intollerabile che nel XXI secolo ci siano ancora delle persone costrette a bivaccare in tali condizioni igienico-sanitarie” e contemporaneamente praticare un safari cittadino nei confronti degli stessi con tanto di inseguimento?
Ma cosa pensa un uomo quando vede che degli esseri umani dormono sui cartoni davanti alla Caritas? Crede che si stiano preparando ad una sfilata demodé?
Mi piacerebbe sapere cosa pensano i frati, coloro che dell’accoglienza e della solidarietà fanno ragioni di vita.
Massimo Marcelli Flori
comunicato stampa Comune di Falconara Marittima da www.vivereancona.it "Proseguono i controlli antibivacco della Polizia Municipale: identificati ed allontanati prima dell’alba 18 cittadini romeni che dormivano all’addiaccio. In attuazione dell’Ordinanza N. 46 del 15/05/2009, che dispone dalle 00.00 alle ore 06.00 di ogni giorno, il divieto di accesso alle persone nei parchi falconaresi, adottata per contrastare il fenomeno dei bivacchi nei parchi e nei luoghi pubblici, e a seguito delle numerose segnalazioni dei cittadini, il Sindaco Goffredo Brandoni ha predisposto una serie di controlli molto accurati, che vengono svolti periodicamente su tutto il territorio comunale. Tali condotte, sottolineate come già detto da ripetute lamentele dei residenti, rappresentano infatti gravi condizionamenti per la qualità della vita di cui gli abitanti devono godere, soprattutto in orario serale e notturno, e determinano pertanto un’evidente lesione anche dei fondamentali diritti alla salute, alla pubblica quiete e al riposo notturno. In particolare ieri mattina molto prima dell’alba (intorno alle 5,20), nel corso delle operazioni di controllo, una pattuglia delle Polizia Municipale del Comando falconarese ha proceduto ad una verifica nella zona del parcheggio di piazza Sant’Antonio. E’ stata rilevata la presenza di diverse persone, tutte di nazionalità romena (perché se erano italiani potevano stare?), che si erano sistemate su giacigli di cartone e stracci per passare la notte. Nel dettaglio quattro persone di età compresa tra 46 e 37 anni si erano sistemate sul ballatoio all’ingresso degli uffici Caritas. (non si riesce davvero a capire perché con la presenza in città di numerosi alberghi, questi provocatori decidano di dormire proprio sui cartoni e per giunta davanti alla Caritas, se volevano fare colazione potevano andare al bar) Altre otto invece, di età compresa tra i 37 e i 19 anni si erano ‘accampati’ sullo spiazzo dove è collocata la statua del Santo. Le persone controllate, dopo un primo rifiuto di fornire le proprie generalità, sono state invitate a fornire i documenti per l’identificazione e a togliere i giacigli (e trasferirsi appunto in albergo) Nonostante qualche protesta (davvero immotivata…) il controllo è terminato intorno alle 5,50. Nel corso delle verifiche gli agenti della Polizia Municipale hanno anche notato che le persone che si erano viste all’interno dei Giardini Giovanni XXIII si erano allontanate sottraendosi al controllo. Anche per questo sono proseguite le verifiche fino in piazza Mazzini. Proprio lì, intorno alle ore 6,15, di fronte al Centro Pergoli è stato controllato un gruppo di sei persone, risultate essere anch’esse tutte di nazionalità romena e di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Nel corso del controllo le persone hanno riferito di aver passato la notte proprio presso i giardini della Chiesa dei Frati. “E’ mia ferma intenzione debellare una pratica da cui conseguono, oltre che un degrado inaccettabile per questa città, possibili criticità riguardanti l’ordine pubblico e la sicurezza – spiega il Sindaco Goffredo Brandoni –. E’ intollerabile che nel XXI secolo ci siano ancora delle persone costrette a bivaccare in tali condizioni igienico-sanitarie (apoteosi) e nel contempo non posso accettare che i miei concittadini siano costretti a sopportare situazioni di così alto degrado, che inevitabilmente generano una sensazione di insicurezza. Pertanto metterò in atto tutte le misure possibili per arginare questo fenomeno, anche perché si va verso una situazione climatica che indubbiamente favorirà l’incrementarsi di queste situazioni”. (in poche parole finché è freddo c’è la speranza dell’assideramento fai da te, ma quando arriva la primavera sono costretto ad ordinare il napalm) |
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tesseramento 2010 |
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Compila online la richiesta di adesione al Partito della Rifondazione Comunista
Essendo al corrente della normativa sull'utilizzo dei dati personali ai sensi dell'art. 10 della L. 675/96, acconsento al loro trattamento nella misura necessaria per il perseguimento degli scopi statutari (leggi lo statuto). Cara/o campagna/o, anche quest’anno prende il via la campagna di tesseramento al Partito per l’anno 2010! In tempi ragionevolmente brevi (entro maggio), dovremmo concludere il rinnovo delle iscrizioni dell’anno precedente, mentre la restante parte dell’anno verrà utilizzata per il reclutamento di nuovi compagni [continua] Il Responsabile del tesseramento Maurizio Amagliani
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Gli auguri scomodi di don Tonino Bello |
Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi "Buon Natale" senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame. I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere "una gran luce" dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. I pastori che vegliano nella notte, "facendo la guardia al gregge ", e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi. Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza. Tonino BELLO |
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cartolina di auguri |
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I quattro lati che perimetrano la pattumiera Falconara |
di Massimo Marcelli Flori
In questi mesi ho sentito numerose volte, e da tanti, sostenere l’impianto complessivo e la validità del PEAR, la sua sostenibilità il suo rappresentare un efficace connubio tra sviluppo e ambiente. A volte certo, a guidare ed orientare i pareri, sono i termini stessi: ambiente, sostenibilità, salvaguardia, micro-impianti, vento, sole, insomma un ambientalismo quasi indotto. Un po’ come con la nascita del movimento dei verdi, il sole, la natura, i ruscelli incontaminati il cinguettio dei passerotti mangiando una mela senza pesticidi, in poche parole chi davvero vuole più smog, inquinamento e la mucca pazza? Altre volte invece c’è la consapevolezza dell’indispensabilità di questo strumento ma è una consapevolezza che non si ferma al domani, va oltre perché poggia su analisi di prospettiva che esulano dall’esclusivo quotidiano e anzi tentano di tenere insieme la sostenibilità di un progresso necessario. La positività e il sostegno al PEAR, consapevole o no, si ferma però di colpo quando investe “il mio cortile”. Già, NIMBY (per Not In My Back Yard, "Non nel mio cortile"). Il tentativo maldestro di fermare i parchi eolici (peraltro approvati e sostenuti dalle comunità locali) perché l’estetica della “pala” cozzerebbe con le siluette collinari (o con le discariche abusive?) rappresenta a tutto tondo la prima forma di incoerenza ambientale. (continua) |
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Nonostante il netto rifiuto della Regione Marche, il Ministro Prestigiacomo autorizza le centrali da 580 MWe |
La notizia non è di poco conto, anzi è di quelle potenzialmente pericolose e comunque gravi perché a livello centrale non si tiene conto delle scelte locali di governo del territorio, materia prettamente lasciata alle competenze delle Regioni. Da una breve nota presente nel sito internet del Ministero dell’Ambiente (comunicato stampa del 14 settembre u.s. http://www.minambiente.it/index.php?id_doc=1344&id_oggetto=2&sid=11a9d6edc354568bbb070d9dda67d44e), abbiamo appreso che il Ministro Prestigiacomo ha firmato, insieme ad altri, il Decreto di VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) per le Centrali Termo Elettriche della potenza complessiva di 580 MWe da realizzare nel Comune di Falconara Marittima nell’area della raffineria API. Il procedimento relativo alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), infatti, è stato seguito direttamente dallo Stato e più precisamente dal Ministero dell’Ambiente. Un procedimento nel quale è richiesto il parere tecnico della Regione Marche che è stato emanato dal Servizio Ambiente e Paesaggio il 3 dicembre 2008. Un parere negativo netto e preciso. La Regione Marche è contraria alla realizzazione della sezione di impianto più grande della potenza di 520 MWe. Chiarissimo, non si lasciano dubbi interpretativi, perché è un parere supportato dalla coerenza alle norme regionali: la centrale da 520 MWe non rientra nelle previsioni del PEAR. Il progetto infatti comporta problematiche che derivano dalla ristrettezza delle aree e dalla vicinanza con altri impianti a rischio di incidente rilevante e rischi ambientali connessi alle emissioni di elementi inquinanti soprattutto, ma non solo, in atmosfera. Nonostante il parere tecnico negativo espresso dalla Regione, |
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Deboli con i forti e forti con i deboli |
Direttivo del circolo Antonio Gramsci PRC FalconaraIn un crescendo tra il grottesco e la paura la giunta Brandoni sta dando fondo a numerose "perle di saggezza" proprie dell’ambizioso programma di mandato. Dalla caccia ai bambini afgani, alla lotta agli indigenti, si arriva oggi alla guerra senza frontiere ai pericolosissimi criminali: gli sfamatori di piccioni. No, non c'è purtroppo da ridere, questa armata brancaleone si conferma autorevolmente debole con i forti e forte, "fortissima" con i deboli. Già, centrali api, variante di Castelferretti, CIE, una sudditanza consapevole ai poteri forti e nel contempo un umiliante cabaret con chi non riesce a difendersi. Questa è la destra, nessuna novità purtroppo, resta la speranza che magari, se riuscirà ancora a volare, uno dei piccioni di piazza Mazzini riconosca il sindaco mentre con il manganello rincorre un anonimo vecchietto con le briciole di pane in mano e gli lasci un “ricordino” ad imperitura memoria del livello di stima che sta riscuotendo in città. |
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In ricordo di Mario Gandolfi, Ettore Giulian e di una città che ha creduto di potersi liberare dalla schiavitù.
di Cesare SALVI
di Dino Greco





Ho letto tra l'incredulo e il rassegnato un delirante comunicato stampa spedito dal comune di Falconara, lo allego qui sotto (non ho resistito ad aggiungerci dell’ironia che è l’unico modo che istintivamente ho trovato per placare la rabbia).
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Direttivo del circolo Antonio Gramsci PRC Falconara